Visualizzazione post con etichetta Toshihiro Kawamoto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Toshihiro Kawamoto. Mostra tutti i post

lunedì 26 agosto 2013

Recensione: Il minatore dello spazio

IL MINATORE DELLO SPAZIO
Titolo originale: Oira Uchu no Tankofu
Regia: Umanosuke Iida
Soggetto: (basato sul romanzo originale di Horseman Lunchfield)
Sceneggiatura: Ritsuko Hayasaka, Tsutomu Iida (Umanosuke Iida)
Character Design: Toshihiro Kawamoto
Mechanical Design: Yu Imakake, Muchus Mechajinos
Musiche: Kenji Kawai
Studio: Triangle Staff
Formato: serie OVA di 2 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anno di uscita: 1994
Disponibilità: edizione italiana in VHS a cura di Dynamic Italia


In un futuro non troppo lontano l'umanità lega sempre più il suo progresso all'esplorazione dello spazio, al punto che diventa un lavoro tra i più comuni e ricercati quello di scavare minerali negli asteroidi per poi spedirli alla Terra. Il giovanissimo Nanbu Ishikawa, nato nello spazio, si esercita su una base mineraria spaziale a diventare astronauta come suo padre, ma, il giorno dell'esame per il brevetto, un terribile incidente distrugge parte della base iniziando a farla precipitare verso il pianeta...

Il minatore dello spazio è una delle numerose, dimenticate serie OVA dei '90 arrivate in Italia in VHS per Dynamic Italia (o Yamato Video) e mai più rieditate in dvd. Molte di loro sicuramente per il basso profilo qualitativo, ma non è il caso dell'opera in questione, forte di grandi star tra cui il chara designer Toshiro Kawamoto, il rinomato compositore Kenji Kawai e il regista Umanosuke Iida, dietro agli OVA di DevilMan e del bellissimo The 08Th MS Team. Si parla, infatti, di una miniserie di soli 2 episodi che nell'arco di così poco spazio ha modo di imbastire una storia coinvolgente e di tensione, ma che, sfortunatamente, non deve aver avuto il successo sperato in patria, tanto da chiudersi in modo tronco con un cliffhanger privo di prosieguo.

De Il minatore dello spazio colpisce innanzitutto la grande perizia tecnica, data dalle buonissime animazioni di Triangle Staff, talvolta di fluidità assoluta, che reggono benissimo le ambizioni di script, nel raccontare la storia di questo scatenato eroe, Nanbu, all'interno di una navetta spaziale alla deriva nello spazio, che deve riuscire a salvarsi e a ritrovare i familiari, anch'essi superstiti della distruzione della base, esplorando le macerie fluttuanti della struttura. Incipit catastrofico vincente, veicolato per sfruttare al massimo le potenzialità avventurose delle scenografie hi-tech nel quale si muove, corre, salta, si arrampica il ragazzo. Merito della resa grafica va al chara design di un ritrovato, bravissimo, Toshihiro Kawamoto, semplice, attraente e definito allo stesso modo di quello indimenticabile di Gundam 0083, e anche al mecha dettagliatissimo - per ciò che concerne astronavi, attrezzature fantascientifiche etc - di Yu Imakake, per un brillante connubio che rinnova l'orgia grafica della rinomata miniserie gundamica. Ottimo design che, insieme al background spaziale approfondito e verosimile (almeno per quel che è dato vedere in così poco spazio), sembra porre Il minatore dello spazio addirittura come un antenato di PlanetEs.


In appena 50 minuti di girato, Iida e la sceneggiatrice Ritsuko Hayasaka scrivono una sceneggiatura esemplare, tratteggiando una storia drammatica con molta suspance che non si risparmia interessanti twist (il motivo per cui il governo terrestre non vuole mandare soccorsi) e che riesce addirittura, nonostante lo spazio esiguo, a caratterizzare dignitosamente i personaggi, facendo presupporre per il protagonista anche una interessante love story. Magari il piccolo Nanbu non sarà il massimo della credibilità - con la sua foga a voler terminare l'esame per astronauti anche a costo di rischiare la vita -, ma il suo entusiasmo e la sua energia lo rendono istantaneamente simpatico e spontaneo. Quelli del Minatore sono però pregi che, alla luce del non-finale, vanno dimenticati in toto. Si dovessero valutare i due episodi sapendo che poi la storia prosegue, sicuramente il voto buono sarebbe d'obbligo, ma così, con la storia incompleta, non si può far altro, controvoglia, che sconsigliarlo calorosamente, amareggiati da come tanta potenzialità sia così disattesa.

Voto: 5,5 su 10

lunedì 30 luglio 2012

Recensione: The Cockpit

THE COCKPIT
Titolo originale: The Cockpit
Regia: Yoshiaki Kawajiri, Takashi Imanishi, Ryousuke Takahashi
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Leiji Matsumoto)
Sceneggiatura: Yoshiaki Kawajiri, Takashi Waguri, Ryousuke Takahashi
Character Design: Yoshiaki Kawajiri, Toshihiro Kawamoto, Yoshinobu Saito
Mechanical Design: Hiroshi Nagahama, Hajime Katoki, Sadami Morikawa
Musiche: Masahiro Kawasaki, Kan Inoue, Kaoru Wada
Studio: Mad House
Formato: serie OVA di 3 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di uscita: 1993


Quando ci si appresta a visionare un'opera ambiziosa come The Cockpit (1993), dietro la cui realizzazione risiedono i nomi biblici di Ryousuke Takahashi, Yoshiaki Kawajiri, Kaoru Wada, Hajime Katoki e Toshihiro Kawamoto, più che attendersi un capolavoro accade, invero curiosamente, di partire prevenuti, perché non sono certo isolati i casi di produzioni animate high budget e realizzate da staff all-star che, in assenza di un soggetto forte, si limitano a mascherare, dietro regie autoriali, animazioni eccelse e favolosi disegni, un'imbarazzante mancanza di contenuti (come i freddi Manie-Manie - I racconti del labirinto del 1983, o il Robot Carnival del 1987). I timori non sono certo rafforzati dall'origine cartacea del progetto Cockpit, in questo caso l'antologia di racconti Battlefield, ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale a opera di quel Leiji Matsumoto che già di suo è letargico nei tempi di narrazione. Fortunatamente il risultato è buono: come previsto non è certo di un'opera di elevatissimo livello, ma sicuramente piacevole. Anche se creato da Leiji Matsumoto. Anche se diretto, tra gli altri, da Ryousuke Takahashi.

The Cockpit si compone di tre episodi di 24 minuti l'uno, ciascuno diretto, scritto, musicato e disegnato da star diverse come da tradizione. Fil rouge che lega le tre storie, ovviamente, il celeberrimo pensiero matsumotiano della sublimazione del sacrificio, del senso d'onore e dei sogni che rendono grande l'individuo, permettendogli di distinguersi dalla massa amorfa. Figlio della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda, l'autore rivive in The Cockpit il terrore dell'atomica dando connotazioni epiche ai suoi protagonisti, militari qualsiasi dell'armata imperiale nazista o nipponica in lotta con i mostruosi americani che che possiedono l'armamento, anche se questo significa trasformare in eroi anche i kamikaze (ragione per cui l'opera desterà un certo scandalo in America). Chiaramente, con racconti stand-alone di poco più di venti minuti certo è impossibile aspettarsi intrecci elaborati o protagonisti tridimensionali, nonostante tutto gli esili soggetti funzionano, i personaggi convincono nella loro basica semplicità e le visioni si rivelano apprezzabili, lontane dalla compiaciuta lentezza a cui Matsumoto ha abituato nei suoi manga.

Si apre con Slipstream, scritto e diretto da Yoshiaki Kawajiri. Ambientato in Germania nell'agosto 1944, racconta di un asso dell'aviazione della Luftwaffe che, dopo una figuraccia rimediata con un combattimento aereo, ha l'occasione di riabilitare il suo onore scortando a Peenemünde un B17 contenente un importante segreto militare che cambierà l'andamento della guerra. Tema principale è la coscienza, l'eroismo di un uomo che preferisce farsi addossare il marchio della vergogna e del tradimento piuttosto che consegnare al Terzo Reich la bomba atomica che gli farà vincere la guerra con catastrofici risultati. Sonic Boom Squadron (scritto da Takashi Waguri e diretto da Takashi "Mobile Suit Gundam 0083: Stardust Memories" Imanishi) gioca a invertire le parti, con un soldato dell'aviazione nipponica che, pur cosciente degli orrori della guerra, preferisce rimanere fedele al suo Paese accettando il ruolo di kamikaze, proprio nel giorno dello sganciamento dell'atomica. Si chiude infine con Knight of the Iron Dragon di Ryousuke Takahashi, apparentemente il segmento più allegro e ironico, ma che anch'esso finisce poi in tragedia, raccontando di due soldati giapponesi di stanza nell'isola filippina di Leyte che, per il loro senso del dovere (in questo caso mantenere una certa promessa), decidono, in una calda giornata dell'ottobre 1944, di dirigersi in sidecar verso una postazione alleata che sanno già essere stata conquistata dai nemici. Tre storie riuscite, poetiche nella celebrazione dei valori di cui si fanno bandiera, che ironicamente, in perfetto contrasto con le altre antologie animate, penalizzano la personalità dello staff a favore della maggior compattezza narrativa.


In effetti, visti i temi trattati, è difficile sfruttare le prodezze registiche di Kawajiri e Imaishi, più a loro agio in storie d'azione che non in war drama. Si sente molto, poi, la mancanza di personalità nello stile grafico, a opera di ben tre artisti di cui uno famosissimo (Toshihiro Kawamoro), costretti però a interpretare rigidamente, e con poche libertà creative, le classiche, algide fisionomie matsumotiane. Stessa fiacchezza anche nel mecha design, ovviamente per l'impossibilità di spettacolarizzare vetusti aerei di guerra degli anni 40 (a che pro chiamare Hajime Katoki?). Difficilmente, insomma, si scorgono differenze estetiche tra un episodio e l'altro, a riconoscere l'apporto delle star. L'elemento di "grande occasione" si ferma alla lettura dei semplici credits, ma visti i precedenti non è sbagliato, ogni tanto, sapersi accontentare.

Voto: 7 su 10

venerdì 16 dicembre 2011

Recensione: Gosick

GOSICK
Titolo originale: Gosick
Regia: Hitoshi Nanba
Soggetto: (basato sui romanzi originali di Kazuki Sakuruba)
Sceneggiatura: Mari Okada
Character Design: Hinata Takeda (originale), Takashi Tomioka, Toshihiro Kawamoto
Mechanical Design: Toshinari Tanaka
Musiche: Kotaro Nakagawa
Studio: BONES
Formato: serie televisiva di 24 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2011


Tirare le somme dopo aver terminato la visione di Gosick, serie TV del 2011, non è assolutamente facile, perché è arduo stabilire se la mancata comprensione di buona parte della storia dipenda da deficit di attenzione da parte dello spettatore o da una mediocre sceneggiatura di Mari Okada, che taglia troppo materiale importante dall'omonimo ciclo di light novel (13 volumi scritti tra il 2003 e il 2011, di cui 9 che trattano la storia principale, quelli trasposti in quest'occasione), rendendo confusionaria la già in partenza complessa trama. L'intrigante giallo storico dalle tinte soprannaturali di Kazuki Sakuruba trova nell'adattamento BONES il classico anime televisivo a medio budget, che, per buona qualità tecnica, ricchezza di generi e atmosfere, e, si vedrà, sigle di chiusura (!) addirittura bellissime, certo non ha bisogno di molto altro per catturare l'attenzione - non sono del resto molte le produzioni animate ambientate in Europa negli anni '20 del XX Secolo che trattano di società segrete esoteriche! Proprio un peccato, dunque, che nonostante i buoni propositi, a mio parere l'opera sia venuta fuori davvero male: sia per i caotici problemi di script che, malauguratamente,  per difetti presenti in origine nei romanzi.

Ambientato, nel 1924, nel fittizio Stato europeo di Sauville, posto tra le Alpi in mezzo a Francia e Italia e in cui si parla la lingua francese, Gosick racconta la storia di due ragazzi. Il protagonista giapponese, Kazuya Kujo, si è qui trasferito per studiare all'accademia di Santa Margherita. Stringe amicizia con Victorique de Blois, la "Fata Dorata", una ragazza di bassissima statura, abbigliata come una bambola con abiti gothic (da qui il titolo) e dalla lunghissima chioma bionda, che passa le sue giornate divorando libri all'ultimo piano della gigantesca biblioteca della scuola. Victorique è dotata di intelligenza e capacità deduttive incredibili, con cui risolve, insieme all'amico, ogni sorta di locale storia di fantasmi che circola in paese nei suoi brevi e frequenti spostamenti. La loro impresa più grande sarà tuttavia quella di svelare un imponente complotto politico, legato al misterioso passato di Victorique e alla scomparsa di sua madre, che rivelerà uno sconvolgente piano, legato all'occulto, che già ha portato in passato allo scoppio della Prima Guerra Mondiale e che creerà i presupposti per la Seconda.

Background storico, cospirazioni, miti e leggende, atmosfere inquietanti... Innumerevoli sono gli spunti intriganti della storia, ed è quindi una disdetta che Gosick si riveli assurdamente tedioso, al punto che la noia porta la visione a essere così distratta e poco attenta da rendere impossibile seguire bene la storia già compressa all'inverosimile. I protagonisti innanzitutto, Kujo e Victorique, offrono il peggio del peggio degli stereotipi delle coppiette di eroi, rientrando pienamente in quei problemi "all'origine" di cui accennavo. Lei è la solita insopportabile loli tsundere che ormai infesta un numero pazzesco di storie nipponiche (sempre scontrosa, arrogante e antipatica, pronta a sciogliersi in momenti telefonatissimi come burro al sole); lui un ingenuo tonno terribilmente anonimo, odiosamente buono e perfettino, che starnazza come un'oca urlando il nome dell'amica per almeno tre volte a episodio divenendo istantaneamente detestabile. La prevedibile storia d'amore tra i due segue il collaudato schema di lui, incommentabile stupido, oggetto di avances di una bellissima pretendente, che invece di approfittarne preferisce rimanere l'amico/schiavo di Victorique, accompagnandola nei suoi viaggi pericolosi, subendone il mobbing continuo e i ripetuti insulti e salvandole ogni volta la vita, col sorriso sulle labbra, "perché sei la mia migliore amica" o meglio l'unica che non lo schifa perché è straniero. Fino quasi fino alla fine entrambi non si renderanno conto di essere innamorati pur stando praticamente sempre insieme come una cosa sola. Pietà, anche l'insulto all'intelligenza deve avere dei paletti. Sono due protagonisti che fanno salire l'irritazione praticamente a ogni loro dialogo ed è perciò ovvio che l'empatia sia sin dal principio pari a zero, così come l'interesse a seguire lo sviluppo del loro rapporto così patinato, pre-costruito e stucchevole nell'abuso di stereotipi inverosimili.


La trama tuttavia, nella sua complessità e nelle mille ramificazioni (i segreti del Ministero dell'Occulto, sanguinosi omicidi, inquietanti superstizioni, sette inquietanti, intrighi nobiliari, personaggi leggendari, trappole letali, enigmi, prestigiatori demoniaci, addirittura lo sviluppo della Rivoluzione Industriale subordinata al piano del cattivo, e ancora chi più ne ha più ne metta), almeno sulla carta sarebbe interessante. Gosick ha inizio con tredici episodi d'introduzione ai personaggi e ci racconta di singoli casi risolti dagli odiosi eroi, per poi introdurre, nella seconda parte, la vera vicenda portante: il diabolico e apocalittico piano messo in piedi dal misterioso marionettista a cui spesso fanno riferimento i punti di domanda delle indagini precedenti. Diventa presto però difficilissimo seguire l'avanzamento della storia, sia per l'antipatia verso i protagonisti (si ha così poco interesse nelle loro interazioni che si perdono volentieri le sfumature dell'indagine), sia per l'enorme cast, che per l'abnorme numero di sottotrame che spesso nascono dagli stessi casi e che non sempre si collegano con quella principale. Caos totale. Nelle fasi finali poi, per la disperata volontà di sviluppare la massiccia storia dei romanzi in poco spazio, viene messa tanta di quella carne al fuoco che si finisce col perdere totalmente di vista il filo degli avvenimenti, da un episodio all'altro. Non mancano, infine, talvolta, alcune pesantissime cadute di credibilità: posso ancora accettare l'idea che in qualsiasi posto vadano gli eroi avvenga un omicidio su cui indagare (retaggio dei classici romanzi di Agata Christie), ma no, non posso non sentirmi preso in giro da scene ridicole come quella di Victorique che spara al detonatore di una bomba, ovviamente colpendolo, da un treno che viaggia ad alta velocità e senza aver mai preso in mano un'arma da fuoco. E ancora, diciamolo pure che i gialli di Gosick attingono alla filosofia di pensiero di Arthur Conan Doyle: Victorique non li risolve con gli indizi a disposizione, ma perché ha fatto caso a comportamenti o fatti che noi non possiamo sapere.

Deludente anche il background storico, davvero poco sfruttato: non fosse per gli abbigliamenti, i riferimenti alla Prima Guerra Mondiale e i piani del cattivo che riguardano la Seconda, Gosick potrebbe essere ambientato in un'epoca qualsiasi. Nessun accenno a fascismo, nazismo, comunismo (giusto in una puntata vediamo salvata, da mercanti di schiavi, la piccola Anastasia, ma si fa solo riferimento a una fantomatica rivoluzione avvenuta in Russia) e a quello che succede in Europa. La Seconda Guerra Mondiale, poi, climax della storia, è liquidata in cinque minuti dell'ultimo episodio: peccato fosse stata profetizzata, da un indovino a inizio storia, come l'avvenimento che avrebbe cambiato le loro vite per sempre, uno dei momenti narrativi più topici dalle conseguenze immense (molto probabile che la cosa sia un inevitabile prezzo da pagare per la mole di tagli effettuati ai romanzi e la volontà di fare stare tutto quello che c'è di importante in appena 24 episodi).


Dopo una simile disamina negativa, un voto insufficiente sembrerebbe inevitabile, ma una volta tanto non mi riesce. Rimangono alla memoria alcuni ottimi personaggi (l'ispettore Grevil de Blois, fratellastro di Victorique, che dietro la ridicola acconciatura "a gelato" nasconde un'anima seria e imprevedibile), la caratura epica della trama generale (seppur di quasi impossibile comprensione) e i due episodi finali, di un registro così drammatico e truce da rappresentare una degna ricompensa a chi è sopravvissuto al tedio precedente. Senza contare, ovviamente, la consueta cura BONES in animazioni e resa grafica (anche se la regia di Hitoshi Nanba è alquanto banale e telefonata e l'apporto al chara design di Toshihiro Kawamoto neanche si nota, visto che il design originale è distantissimo da quello suo ultra-realistico). Rimane l'amara considerazione che Gosick anime poteva, al di là del cast insopportabile, venire fuori immensamente meglio con il doppio degli episodi.

Voto: 6 su 10

mercoledì 29 giugno 2011

Recensione: Wolf's Rain (OVA)

WOLF'S RAIN
Titolo originale: Wolf's Rain
Regia: Tensai Okamura
Soggetto: BONES, Keiko Nobumoto
Sceneggiatura: Keiko Nobumoto
Character Design: Toshihiro Kawamoto
Mechanical Design: Shinji Aramaki
Musiche: Yoko Kanno
Studio: BONES
Formato: serie ova di 4 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di uscita: 2004
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


Con un enorme potenziale narrativo sprecato in lentezze, indugi e inutili perdite di tempo per una delle peggiori serie TV di questi ultimi anni, 4 ulteriori episodi per porre la parola fine all’agonia di Wolf’s Rain (2003) erano già un’ingiusta punizione, termine che però non risulta ancora abbastanza significativo per la sostanza nulla su cui si edificano queste due orette scarse.

Concentrare il prosieguo della trama sul drammatico massacro dei protagonisti è scelta davvero sciagurata, sbagliata in partenza, dato che nessuno degli, ehm, eroi di Wolf’s Rain è abbastanza carismatico o anche solo ben figurato da trasmettere affetto, un minimo senso di legame, un qualche sentimento che possa provocare qualcosa di più di uno sbadiglio di fronte a dipartite e sbriciolamenti vari. Dalla fastidiosa scontrosità di Kiba all’ingenua timidezza di Tsume, e dalla rude mascolinità di Hige all’incolore simpatia di Toboe, i quattro protagonisti e una manciata di infimi colleghi continuano infatti la loro ricerca del Rakuen, ma il tutto si riduce a una tragica incapacità di oltrepassarne i cancelli e morire, abbastanza miseramente, nel tentativo di farlo. La storia concepita da Keiko Nobumoto, così come accade nella serie TV, ricorre a uno stratagemma legato al mero simbolismo per non spiegare i mille punti interrogativi lasciati precedentemente in sospeso, preferendo abbandonare la trama vera e propria con una superbo atteggiamento snob per proseguire su coordinate metaforiche decisamente irritanti e insoddisfacenti. L’epilogo stesso si traduce nella più comoda delle opzioni, un sollievo finale che stemperi e schiacci dolore e sofferenza, con l’unico, puerile risultato di peggiorare le già critiche condizioni generali dell’opera.

A poco quindi serve la consueta maestria di studio BONES nel ricreare supplizi e tormenti con un chara dettagliato e un’eccellente, sentita qualità grafica, le vicende conclusive di quest’infelice odissea sono letargiche, infantili e grossomodo patetiche. Wolf’s Rain poteva anche terminare con i 26 episodi della serie televisiva, poco o nulla infatti aggiungono questi OVA.

Voto: 4 su 10

PREQUEL
Wolf's Rain (2003; TV)

venerdì 4 marzo 2011

Recensione: Wolf's Rain

WOLF'S RAIN
Titolo originale: Wolf's Rain
Regia: Tensai Okamura
Soggetto: BONES, Keiko Nobumoto
Sceneggiatura: Keiko Nobumoto
Character Design: Toshihiro Kawamoto
Mechanical Design: Shinji Aramaki
Musiche: Yoko Kanno
Studio: BONES
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2003
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video

 
In un luogo senza tempo dove tecnologia e magia sembrano convivere da sempre, dove le profezie sono temute e le astronavi solcano i cieli, nessuno crede più ai lupi, creature ormai leggendarie che si dice siano estinte. In realtà molti esemplari sono ancora in vita, all’ombra di tutti: predati, odiati, i pochi lupi viventi sono esseri al tempo stesso uomo e animale, e le vicende di quattro di loro sono destinate a incrociarsi. Kiba è alla ricerca del misterioso Paradiso, culla divina in cui i lupi possono vivere in pace, e viene presto affiancato da Hige, Tsume, Toboe e dalla indecifrabile Cheza, ragazza a cui tutti danno la caccia. Sulle loro tracce, i perfidi Nobili…

Difficile credere che in ventisei episodi sia il nulla più assoluto il vero protagonista di Wolf’s Rain, eppure è impresa tremenda, vana, inutile trovare qualche speranzosa qualità in questa famosa serie BONES del 2003. Potenziale bomba narrativa in virtù di uno staff produttivo semplicemente stellare, Wolf’s Rain è in possesso di elementi cardine di indubbio fascino, capaci di stuzzicare adeguatamente l’appetito in tre puntate iniziali di pregevole incanto. Navi volanti, treni ultra-tecnologici, braccia meccaniche, culle criogeniche, e ancora splendidi, cupissimi scenari incastonati in brame dark-fantasy, paesaggi marciti dall’abbandono umano e costruzioni decadenti, un mondo in guerra, distrutto dalla rivalità battagliera di due fazioni ancora oscure, un libro contenente orrori profetici, un singolare individuo mascherato che sfrutta lungimiranti dottrine high-tech in un contesto di povertà prettamente fantastica. E soprattutto loro, i lupi, queste creature che con una semplicissima, paradossalmente naturale trovata appaiono in una sorprendente originalità caratteriale: non licantropi, non fiabeschi esseri che mutano la propria forma, bensì animali e uomini allo stesso tempo e nello stesso tempo. Una splendida finezza registica dona infatti loro un magnifico aspetto bipolare, inquadrandoli ora in calme sembianze umane, ora in ruggenti fattezze canine, cala sulle loro figure un magico alone di meraviglia e inventiva, uno sbalorditivo biglietto da visita per un’opera che sembra partire subito in quarta. Ma tolto tutto questo Wolf’s Rain crolla miseramente, per poi non risollevarsi più.


In una narrazione pachidermica e incostante, esageratamente tentata da lungaggini, sfasamenti, sfocature, perdite di tempo in superflue sottotrame, Wolf’s Rain non riesce mai, mai a decollare dopo i primi tre eccellenti episodi, che seminano germogli fantasy/sci-fi lasciati poi a se stessi, in balia della pessima sceneggiatura di una Keiko Nobumoto irriconoscibile. L’opera soffre infatti di una soporifera mancanza di scopo, un’agonizzante, continuo sbandamento che la porta ad accennare fatti e personaggi senza mai spiegarli, costringendo quindi il povero spettatore a pazientare se niente è dato sapere del background politico, e a tenere duro se situazioni, eventi e colpi di scena accadono per motivi inspiegabili. Wolf’s Rain illude, illude che vi sia un quadro preciso dietro a tutto, quando invece lo sfondo della vicenda è sempre confuso, approssimativo, distante, impalpabile, e a poco, pochissimo serve che la storia, nella sua brevissima conclusione, trovi pur corretto compimento: i fili vengano tirati troppo tardi e dietro estenuanti forzature, a un ritmo che di colpo progredisce con velocità inaudite quando la triste rilassatezza aveva mezzo narcotizzato spirito e forza di volontà, e si accetta senza alcuno scossone che la serie volga finalmente a termine (almeno fino ai successivi quattro episodi OVA, che danno completa, anche se non necessaria, conclusione al tutto). D’altronde, nient’altro esito può dare la banale rivelazione della natura del Paradiso tanto cercato da Kiba e compari (cioè, tutto questo per dire che…?).

Durante il prosieguo della storia, mentre le vicende si dilatano in mistiche digressioni e stanche lotte tra bestie che nessuno aveva desiderato, è assai prevedibile che, all’orizzonte, si verifichi questa orribile scelta strutturale, eppure si tende a credere, a credere fortemente che vi sia un senso ultimo all’infinito peregrinare dei quattro odiosi protagonisti, quattro pezzi di legno ingabbiati in dozzinali caratterizzazioni (il leader silenzioso, il ragazzetto timido, il saggio cinico e il bonario simpaticone) che per l’intera serie camminano di luogo in luogo con l’unico scopo di raggiungere una meta di cui nessuno sa nulla. Che siano inseguiti dai Nobili o da antagonisti momentanei, Kiba e compari proseguono il loro assurdo vagabondare senza mai incontrare alcuna difficoltà, verso questo Paradiso privo di garanzie, che forse addirittura non esiste. Troppo perfetti nella loro banalità, troppi imbattibili nel loro ridicolo carisma, non esiste scontro che li metta seriamente in ginocchio, perché a fine episodio, o quasi, potranno sempre ricongiungersi e continuare così, per l’incredibile gioia di tutti gli spettatori, a camminare nella puntata successiva, in una storia fastidiosamente episodica collegata da una continuità assai rarefatta e fragile. Viene pertanto minato l’aspetto drammatico, su cui l’atmosfera pesante e truce sembra puntare molto, e ogni speranza di pathos svanisce in storielle ripetitive e inefficaci, fatte di cacce, duelli con animali giganteschi e sporadici momenti di guerra, mentre sullo sfondo seguiamo altre sterili tragedie come quella del ridicolo cacciatore e una quantomeno dignitosa storia d’amore. Resta quindi l’irritazione, un prurito furioso se consideriamo non solo gli ottimi spunti iniziali, ma anche la presenza di una OST maestosa a opera della celebre Yoko Kanno, dolciastra e magniloquente, teatrale e grintosa, di una bellezza commovente nel suo variare da sofferti pezzi orchestrali a toccanti interventi acustici.


Non serve infine soffermarsi sull’eccellente reparto tecnico, marchio di fabbrica dello studio BONES: la qualità delle animazioni, il morbido, dolcissimo chara design di Toshihiro Kawamoto e lo splendore dei colori sono aspetti che però passano in secondo piano di fronte a una così malmessa, annacquata sceneggiatura, ulteriormente penalizzata, come se non ci fosse già noia a sufficienza, dal suo inserire controvoglia ben quattro, e dico QUATTRO, episodi riassuntivi DI SEGUITO, visti ritardi di produzione che costringono Fuji TV a spostare ripetutamente l'orario della messa in onda rovinando l'originale pianificazione della storia in 26 puntate. Scelta che costringe BONES a far uscire successivamente degli OVA che la chiudano definitivamente.

Voto: 4,5 su 10

SEQUEL
Wolf's Rain (2004; serie OVA)

giovedì 6 gennaio 2011

Recensione: Mobile Suit Gundam The 08th MS Team - Miller's Report

MOBILE SUIT GUNDAM: THE 08TH MS TEAM - MILLER'S REPORT
Titolo originale: Kidō Senshi Gundam Dai 08 MS Shotai - Miller's Report
Regia: Mitsuko Kase
Soggetto: Hajime Yatate
Sceneggiatura: Akira Okeya, Hiroaki Kitajima
Character Design: Toshihiro Kawamoto
Mechanical Design: Kunio Okawara, Hajime Katoki, Kimitoshi Yamane
Musiche: Kouhei Tanaka
Studio: Sunrise
Formato: mediometraggio cinematografico (durata 52 min. circa)
Anno di uscita: 1998


Era Spaziale, anno 0079. A fronte delle accuse di spionaggio e dei suoi ripetuti atti di insubordinazione, Shiro Amada è processato da un tribunale militare federale. Prima del processo è quindi interrogato dall'investigatrice Alice Miller, lì mandata dal quartier generale per verificare l'attendibilità della sua versione dei fatti, per capire quante possibilità ci sono che lui e la sua squadra evitino la corte marziale.

Ignoro se la doppia proiezione dell'1 agosto 1998, nei cinema giapponesi, di Mobile Suit Gundam The 08th MS Team - Miller's ReportMobile Suit Gundam Wing Endless Waltz - Special Edition sia stata un fiasco o un successo, ma certo, vedendo con che faccia tosta i vertici Bandai/Sunrise hanno tirato fuori questa sceneggiata acchiappasoldi, non posso che augurarmi sia stato un fallimento su tutta la linea, che il pubblico si sia risparmiato di ricompensare con moneta sonante chi gli rifilava due film riassuntivi che, nell'arco di quasi due ore e mezza di durata complessiva, tiravano fuori qualcosa come meno di mezz'ora totale di animazioni inedite, sfruttando fino in fondo una stanca opera di taglia&cuci per lucrare col minimo sforzo sui fan. Allo stesso modo dell'indecoroso Mobile Suit Gundam 0083: L'ultima scintilla di Zeon di sei anni prima, anche il Miller's Report qui commentato altro non è che un inutile filmetto cinematografico tratto da una serie OVA di successo, creato per fare cassa senza dare nulla in cambio.

Si sa quali sono stati i problemi maggiori della bella serie Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996): la morte improvvisa del regista Takeyuki Kanda ha mandato in tilt il progetto, e il suo sostituto Umanosuke Iida e lo staff non sono riusciti a capire cosa aveva in mente il defunto per terminare la storia. Gli ultimi tre episodi li creano quindi basandosi sui suoi pochi appunti rimasti, ma la cosa si avverte benissimo tanto è lo squilibrio, tante sono le contraddizioni tra le due parti. Addirittura, l'episodio 9 (arrivato nei negozi il mese prima dell'uscita del film, il 25 luglio) parte ignorando del tutto il climax della tragica puntata precedente, e vede Shiro e i componenti dell'Ottavo Plotone prendere parte alla battaglia finale contro la base di Ginias Sahalin senza fornire spiegazioni, come se la loro diserzione non fosse mai avvenuta. Addirittura, tra di essi c'è anche Eledore Massis, assente dalle scene dall'episodio 5. Forse è proprio per questo che hanno creato questi interrogativi: per dare loro una risposta con un film. Peccato che a questi dubbi Miller's Report dà risposte OVVIE e largamente intuibili, e il prezzo per apprendere queste banalità consiste nello sciropparsi l'immancabile, noioso rimontaggio dei fatti salienti delle prime 8 puntate.


La "storia", infatti, se così si può chiamare, si riduce al semplice interrogatorio di Shiro, prima da parte dell'ufficiale Miller e poi dal tribunale militare, una bella occasione per mostrare un sacco di sequenze animate che rievocano gli incontri dell'eroe con Aina. In 52 minuti di durata, l'animazione inedita ne conta circa 15, basati su semplici, inanimate (o quasi) conversazioni. Patetico il personaggio di Miller: vorrebbe sembrare una donna forte, dura, tenebrosa e dalla grande statura morale, ma alla fine si limita a fare qualche discorso qualunquista sulla guerra che deve essere crudele per essere tale (rinfacciando a Shiro la sua pietà per il nemico) e poi è immediatamente sconfitta dagli idealismi retorici dell'imputato. Patetica anche la trovata - chissà come diavolo è venuta in mente agli sceneggiatori! - di lei che "ipnotizza" Shiro offrendogli una droga (siero della verità? Dentro un caffè?!) per farsi rivelare la natura dei rapporti tra lui e Aina. Serviva tirare fuori un'opera simile giusto per rivelare che il processo perdona il comandante dell'Ottavo Plotone per l'attacco non autorizzato al villaggio dei guerriglieri (sulla base di una sentenza improbabile), che Eledore è tornato dall'ospedale e che tutti sono scelti per andare a stanare Ginias? Davvero? E pensare che le contraddizioni e gli espedienti narrativi tirati per i capelli delle puntate 10-11 si rivelano tanto, tanto peggiori delle sorvolabili incongruenze della 9...

Voto: 5 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam Thunderbolt (2015-2016; serie ONA)
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)

SEQUEL
Mobile Suit Gundam 0083: L'ultima scintilla di Zeon (1992; film)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Evolve../ 12 RMS-099 Rick Dias (2005; OVA)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam: Il contrattacco di Char (1988; film)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)
Mobile Suit Victory Gundam (1993-1994; TV)
∀ Gundam Called Turn "A" Gundam (1999-2000; TV)
∀ Gundam I: Earth Light (2002; film)
∀ Gundam II: Moonlight Butterfly (2002; film)
Gundam: Reconguista in G (2014-2015; TV)
Gundam: Reconguista in G - From the Past to the Future (2016; corto)

mercoledì 5 gennaio 2011

Recensione: Mobile Suit Gundam - The 08th MS Team

MOBILE SUIT GUNDAM: THE 08TH MS TEAM
Titolo originale: Kidō Senshi Gundam - Dai 08 MS Shotai
Regia: Takeyuki Kanda (ep.1-6), Umanosuke Iida (ep.7-11), Kunihiro Mori (ep.12)
Soggetto: Hajime Yatate
Sceneggiatura: Akira Okeya, Hiroaki Kitajima
Character Design: Toshihiro Kawamoto, Tomoaki Kado (ep.12)
Mechanical Design: Kunio Okawara, Hajime Katoki, Kimitoshi Yamane
Musiche: Kouhei Tanaka
Studio: Sunrise
Formato: serie OVA di 12 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anni di uscita: 1996 - 1999



Era Spaziale, anno 0079. La Guerra Di Un Anno tra la Federazione Terrestre e il Principato di Zeon è in pieno svolgimento e si combatte ovunque, sulla Terra come nello spazio. Il tenente federale Shiro Amada è mandato nel Sud-Est Asiatico, a ricoprire il ruolo di comandante dell'Ottavo Plotone di Mobile Suit adibito alle missioni speciali. Il loro nemico è una base zeoniana nascosta nella giungla, amministrata da Ginias Sahalin, luogo in cui il Principato sta collaudando una nuova, potentissima arma bellica, un rivoluzionario Mobile Armor. Il destino del tenente sarà beffardo: si innamorerà, ricambiato, di Aina Sahalin, che è non solo la sorella di Ginias, ma anche il pilota del mezzo nemico...

Nei tristi anni dei primi Universi Alternativi di Gundam, era sicuramente una bella sorpresa constatare che Bandai e Sunrise non  avevano dimenticato la linea temporale classica della saga. Ai fan 30/40enni cresciuti con la televisione e con il mito di Amuro Ray, Char Aznable, Federazione Terrestre e Zeon, che ormai lavoravano e avevano messo su famiglia e, specialmente, avevano un lavoro e un solido stipendio, i due colossi dell'intrattenimento dedicavano, con gran dispiego di mezzi, serie OVA curate con tutti i crismi, più adulte e tendenti al realismo meccanico e psicologico che mai, che approfondivano sempre le più zone d'ombra della complessa, articolata continuity dell'Era Spaziale. Le vendite davano loro indubbiamente ragione: 500.000 le copie totali (VHS e Laserdisc) di Mobile Suit Gundam 0080 -  War in the Pocket (1989); 1.000.000 quelle di Mobile Suit Gundam 0083 - Stardust Memory (1991), e 1.150.0001, infine, quelle di Mobile Suit Gundam - The 08th MS Team (informalmente conosciuto in Italia come L'Ottavo Plotone). Distribuito in home video in contemporanea con la trasmissione televisiva dei mediocri Mobile Suit Gundam Wing (1995) e After War Gundam X (1996), L'Ottavo Plotone, tra il 1996 e il 1999, non fatica a ergersi come un'ottima incarnazione della saga, e poco importa se la sua fama di "capolavoro fondamentale" sia stata decisamente gonfiata un po' troppo nel tempo dagli appassionati: l'opera ha delle smagliature molto evidenti, ma che comunque non pregiudicano eccessivamente il suo valore. A metà tra War Drama e titolo romantico, L'Ottavo Plotone riprende nuovamente la Guerra Di Un Anno, raccontata nella primissima serie televisiva del 1979, e di essa rivela una nuova vicenda collaterale, stavolta ambientata nelle giungle asiatiche, sulla Terra, e che coniuga, bene, le due contraddittorie anime del franchise: quella storica (tipicamente tominiana), focalizzata perlopiù su trama e personaggi, e quella più recente, stabilita da Bandai, che, per soddisfare gli acquirenti di modellini, intende Gundam più che altro come uno spot per Gunpla, facendone uno spettacolo pirotecnico di battaglie epiche e disegni/mecha così dettagliati e vistosi da rubare lo spazio a tutto il resto.

Prima di abbracciare i sentieri del romanticismo nella seconda parte, tratteggiando la disperata storia d'amore tra l'eroe Shiro e la bella zeoniana Aina (nuovo, immancabile affresco amoroso che travalica gli schieramenti e le ideologie) in mezzo ai consueti combattimenti epici, L'Ottavo Plotone è, per buona metà della sua durata, una realistica cronaca della vita dei soldati in prima linea. Niente Newtype o super piloti: Shiro e gli uomini della sua squadra (L'Ottavo Plotone richiama già dal titolo la 8th Special Operations Squadron, celebre squadrone della United States Air Force) sono davvero militari del tutto normali, che, anche se alla guida di ben tre modelli di Gundam, non hanno nulla che li renda di fatto superiori a un qualsiasi nemico che guida uno Zaku. Anzi: questa è, ad oggi, l'unica serie di Gundam dove i Gundam del titolo sono davvero trattati come unità "qualsiasi", e non sono robottoni iper-potenti che distruggono con facilità centinaia di nemici. Non fosse per il "boss finale" (che è, invece, proprio il solito "super prototipo" potentissimo), la serie si potrebbe definire come l'unico Gundam davvero Real Robot.


Le battaglie dell'Ottavo Plotone nelle fitte giungle asiatiche si risolvono in un concentrato di rapidi attacchi di guerriglia, di complesse strategie dove a ogni componente del gruppo sono assegnati compito-chiave il cui fallimento comporta la fine di tutti, di duelli di cecchinaggio in cui il calcolo dei gradi nel mirino all'istante significa vivere o morire e di lunghissime e snervanti attese del nemico che possono durare interi giorni, e in cui tendere trappole e nascondersi in tempo sono azioni fondamentali, visto che anche un'unità nemica comunissima è in grado di distruggere un RX-79 (G) Gundam Ground Type armato fino ai denti con due colpi ben assestati. Sembra quasi che allo staff interessasse mostrare quanto il noto Mobile Suit bianco offrisse prestazioni del tutto "normali" se a pilotarlo fossero degli Oldtype, come a voler "dissacrare" la consueta invincibilità del mezzo vista in tutte le incarnazioni animate del brand. Addirittura, in questa ostinata ricerca di realismo totale nella vita qualunque di soldati qualunque, si arriva a scene pazzesche, come quella che vede Shiro rischiare di venire ucciso dai giganteschi ingranaggi della sua unità, visto che la manica della sua divisa finisce in essi risucchiata! Il discorso della verosimiglianza riguarda, infine, anche i membri del team dell'eroe, tutti ben caratterizzati a livello di personalità, molto umani in vizi e pregi e ben differenziati a livello di chara design.

Il problema maggiore della serie sono i suoi ultimi episodi, che non riescono a collegare armoniosamente la prima parte, narrante immancabili storie autoconclusive concernenti alcune operazioni dell'Ottavo Plotone (pretesto per approfondire i suoi singoli componenti, uno per volta), con la seconda in cui procede spedita, appunto, la trama principale che riguarda Shiro e Aina e la battaglia tra la Federazione Terrestre e l'arma segreta di Zeon. Tutto deriva dalle tristi vicissitudini produttive del progetto: Takeyuki Kanda, storico regista Sunrise incaricato di dirigere la serie, muore prematuramente il 27 luglio 1996 per un incidente stradale2, dopo aver diretto le prime 6 puntate3. Il progetto entra in una fase di stallo, risolto dall'arrivo, al posto del defunto, del regista Umanosuke Iida. Lui e lo staff seguono quindi gli appunti lasciati da Kanda per imbastire le puntate successive4: per la 7 e la 8 non ci sono problemi5, ma le ultime tre sono una tragedia. Le indicazioni sono scarse, non c'è modo di ricostruire per bene come si dovesse evolvere la storia6, e così Sunrise può solo improvvisare quel poco che riesce a capire, trovando sì un finale drammatico ed evocativo, ma anche un modo molto artificioso per arrivarci, rovinato da grossi, eclatanti svarioni. Si avverte, in queste puntate, che qualcosa non va: avvenimenti - anche importanti - non spiegati e lasciati all'intuito (o trattati con molta fretta), un non spiegato cambio delle unità robotiche usate dall'Ottavo Plotone, personaggi presentati nella parte iniziale della storia (un certo zeoniano, ma non solo) che non hanno quasi nessuna ripercussione, una strana malattia di un attore importante buttata là senza un senso concreto nell'intreccio e la follia di quest'ultimo che esplode di punto in bianco senza una spiegazione. In generale, sembra che tutto debba accadere perché deve accadere, i personaggi paiono addirittura cambiare personalità (Aina?) pur di fare quello che devono. In aggiunta a questo, crolla miseramente il realismo sovrano di cui prima, per fare spazio a dialoghi inverosimili (soldati e ufficiali che ridono sguaiatamente dentro un tribunale militare per sfottere l'eroe idealista sotto processo), battaglie più sceniche che plausibili, certe crudeltà militari davvero esagerate e senza senso ordinate dagli alti ranghi (e messe lì solo per sottolineare la solita, qualunquista idea degli ufficiali cattivissimi come demoni) e una totale dissacrazione del teamwork dell'Ottavo Plotone (Shiro diventa di fatto il classico eroe-pilota fortissimo che vale da solo un intero reggimento, al punto che i suoi compagni fanno da tappezzeria negli scontri più importanti). La puntata finale che funge da epilogo (Last Resort), poi, originariamente non prevista negli appunti di Kanda e creata dal nulla solo su insistenza dei fan7, pur complessivamente gradevole e interessante (è la prima storia della saga ambientata nell'immediato dopoguerra del conflitto) è addirittura sconclusionata e aggiunge più interrogativi di quanti ne dissipa (qual era lo scopo di quei bambini?).

Pur con queste storpiature, il risultato finale è degno del nome che porta. Grande è la caratterizzazione dei personaggi, e grandi sono i momenti emozionali evocati dal vortice di guerra, distruzione, amore ed epicità del racconto, frutto, per buona parte della durata della storia, di una sceneggiatura ineccepibile nei dialoghi e nel tratteggio delle realistiche iterazioni dei personaggi. C'è proprio tutto quello che si può chiedere a un Gundam, che si apprezzino i suoi temi o il suo contorno spettacolare: forti critiche alle logiche dell'ambiente militare, adulte sfumature nel ruolo di buoni e cattivi (entrambi gli eserciti sono composti da persone che possono essere buone o cattive, vedere la straziante puntata 8), e un realismo disumano in buona parte delle battaglie tra Mobile Suit. Visivamente, poi, L'Ottavo Plotone splende come un diamante per merito del suo staff, prelevato di peso dal fortunatissimo Gundam 0083 e replicato per un inevitabile, nuovo capolavoro grafico: ancora lo stratosferico Hajime Katoki al mecha design, e ancora il talentuoso Toshihiro Kawamoto al chara, per disegni nuovamente bellissimi e dal dettaglio meccanico meticoloso, ulteriormente abbelliti da una cura estrema in ombreggiature. Tutto, infine, è fatto risaltare dall'altissimo livello delle animazioni, che permettono di sottolineare le movenze fluidissime di personaggi e mezzi, e dall'accuratissima resa dei fondali.


Raccontando fatti secondari della Guerra Di Un Anno, L'Ottavo Plotone non dice nulla di nuovo nel mosaico dell'Era Spaziale, questo è pacifico. Ma, come le altre side-story, è di un buon livello qualitativo e non lascia indifferenti soprattutto alla prima visione - quella che conta - e, con i disegni straordinari, i personaggi ben caratterizzati e il finale intenso, è un must see che tiene incollati allo schermo (e pazienza se le contraddizioni di script saltano molto più all'occhio a un secondo "assaggio").

Voto: 8 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam: The Origin (2015-2016; serie OVA)
Mobile Suit Gundam (1979-1980; TV)
Mobile Suit Gundam The Movie I (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie II: Soldati del dolore (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie III: Incontro nello spazio (1982; film)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO 2: The Gravity Front (2008-2009; serie OVA)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO: The Hidden One-Year War (2004; corti)
Gundam Evolve../ 01 RX-78-2 Gundam (2001; OVA)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt (2015-2016; serie ONA)

SIDE-STORY
Mobile Suit Gundam: The 08th MS Team - Miller's Report (1998; film)

SEQUEL
Gundam Evolve../ 11 RB-79 Ball (2005; OVA)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)
∀ Gundam II: Moonlight Butterfly (2002; film)
Gundam: Reconguista in G (2014-2015; TV)
Gundam: Reconguista in G - From the Past to the Future (2016; corto)


FONTI
1 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
2 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 262
3 Vedere punto 1
4 Come sopra
5 Come sopra
6 Come sopra
7 Vedere punto 2

martedì 3 agosto 2010

Recensione: Mobile Suit Gundam 0083 - L'ultima scintilla di Zeon

MOBILE SUIT GUNDAM 0083: L'ULTIMA SCINTILLA DI ZEON
Titolo originale: Kidō Senshi Gundam 0083 - Zeon no Zankō
Regia: Takashi Imanishi
Soggetto: Hajime Yatate
Sceneggiatura: Yoshitake Suzuki, Akinori Endo, Takashi Imanishi, Ryousuke Takahashi
Character Design: Toshihiro Kawamoto
Mechanical Design: Hajime Katoki, Shoji Kawamori, Mika Akitaka, Yasushi Ishizu
Musiche: Mitsuo Hagita
Studio: Sunrise
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 120 min. circa)
Anno di uscita: 1992
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Dynit


Era Spaziale, anno 0083. Tre anni dopo la Guerra Di Un Anno, regna finalmente la pace. La Federazione Terrestre però, contravvenendo al Trattato dell'Antartico che prevede la cessazione della proliferazione di armi nucleari, in segreto sta facendo costruire, in una base militare australiana, due nuovi prototipi di Gundam tra cui il massiccio RX-78-GP02A, armato di un bazooka capace di sparare testate atomiche. I reduci dell'esercito di Zeon non se ne stanno a guardare e, con un raid perpetrato da Anavel Gato, asso del Principato noto ai tempi come L'Incubo di Solomon, lo rubano, portandolo successivamente nello spazio nella flotta Delaz, pronti a utilizzarlo per l'apocalittica operazione Polvere di Stelle. Tocca a Kou Uraki, giovane tenente della Federazione, e all'equipaggio della nave federale Albion tentare di recuperarlo.

Non c'è che dire: a dispetto del suo essere stato, all'epoca della proiezione nelle sale cinematografiche giapponesi, un successo (un incasso di 50 milioni di yen1, a fronte di spese di produzione trascurabilissime), il film riassuntivo di Mobile Suit Gundam 0083: Stardust Memory (1991) fu, nei fatti, un'operazione di basso livello commerciale e artistico, perpetrata per lucrare senza vergogna sulla grande popolarità della fortunatissima serie OVA del 1991, tanto che oggi, giustamente, passato tutto questo tempo, non ha potuto far altro che conoscere l'oblio che meritava e viene trattata dai fan di Gundam come se non esistesse.

Indecoroso anche solo paragonare questo mediocre taglia & cuci alla solita, citatissima trilogia cinematografica gundamica del 1981: se quest'ultima rileggeva Mobile Suit Gundam (1979) da capo e benissimo, con un ampio minutaggio e fornendo agli appassionati modifiche e miglioramenti all'intreccio originale, dando forma alla versione definitiva di quella storia, L'ultima scintilla di Zeon si limita al minimo indispensabile: riepiloga gli OVA in modo affrettato e sbrigativo, uccidendo tutte le caratterizzazioni dei personaggi (quali sono le motivazioni di Gato?), tagliando i flashback legati alla Guerra Di Un Anno che spiegano le premesse dietro al piano Polvere di Stelle, non aggiungendo praticamente nessuna sequenza inedita e focalizzando tutta la durata della pellicola sul solo registro epico-spettacolare, per far risaltare lo splendore estetico che ha reso grande l'originale. Le complesse macchinazioni politiche e militari? Trattate con estrema superficialità, al punto da rendere confusionaria e quasi incomprensibile la trama. Gli avvenimenti importanti? Non lo sono evidentemente, se stacchi brutali continuano impietosamente a distruggere l'unità della narrazione. Il vero, bieco scopo di questo titolo, quand'era uscito ai cinema (e che oggi non ha più senso d'esistere), era solo uno: fornire agli impazienti appassionati la conclusione di Gundam 0083. L'ultima scintilla di Zeon arriva infatti nelle sale nipponiche il 29 agosto 1992, un mese prima del rilascio dei due episodi conclusivi, anticipando quindi il finale. L'otaku che voleva conoscerlo in anticipo, per bullarsi con gli amici, pagava - e lo avrebbe fatto di nuovo 30 giorni dopo, per ultimare la sua collezione.


Due sono gli unici elementi di novità del film: un epilogo (raccontato però con scritte bianche su sfondo nero, niente di animato), che rivela che ne è stato delle vite dei protagonisti dopo la conclusione dell'avventura, e una brevissima sequenza che apre la storia, che vede Nina Purpleton riepilogare mentalmente gli avvenimenti legati al furto del Gundam RX-78GPO2A da parte di Gato (il film ha inizio più o meno dall'episodio 3). Peccato che quest'ultimo inserto evidenzi in modo ancora più impietoso il celebre buco di sceneggiatura della serie, visto che, nel suo flusso di pensieri, l'affascinante ingegnere della Anaheim si scorda - ma guarda un po' - che il ladro del Gundam è... L'assurdità, ben evidenziata meno di due ore dopo nel finale, rende ancora più patetica l'assoluta svogliatezza che ha animato lo staff dietro questa pellicola, che, pur sapendo dell'incongruenza, non si è neanche sforzato di inventarsi qualcosa per correggere il tiro: poteva eliminare l'errore rigirando in modo diverso la scena del furto (dando a L'ultima scintilla di Zeon quantomeno il valore di un Gundam 0083 "definitivo"), e invece non fa un bel niente, lasciando tutto inalterato.

L'epilogo, per concludere in desolante bellezza, rimane una esclusiva del film e non è neppure stato contemplato nell'ultimo OVA: la cosa costringe perciò i fan, di ieri e anche di oggi, a dover acquistare anche questo filmetto insignificante per conoscere la trama nella sua interezza. In Italia, Dynit supera sé stessa in peggio, inserendo il booklet con tutti i retroscena, l'analisi di Gundam 0083 e le interviste al suo staff non nel suo apposito cofanetto, uscito senza alcun extra, ma nella (costosa) Limited Edition DVD del lungometraggio. Francamente, anche a costo di perdere qualche piccolo dettaglio della storia, consiglio caldamente di non cascare in questi squallidi trucchetti: se proprio si ama la serie OVA, si acquisti lei e basta (e alla sua recensione indirizzo per un'adeguata disanima del progetto Gundam 0083). Inspiegabile, infine, come questa bruttura conoscerà in Italia addirittura una seconda edizione in Blu-ray.

Voto: 5 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam: The Origin (2015-2016; serie TV)
Mobile Suit Gundam (1979-1980; TV)
Mobile Suit Gundam The Movie I (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie II: Soldati del dolore (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie III: Incontro nello spazio (1982; film)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO 2: The Gravity Front (2008-2009; serie OVA)
Gundam Evolve../ 01 RX-78-2 Gundam (2001; OVA)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt (2015-2016; serie ONA)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt: December Sky (2016; film)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO: Apocalypse 0079 (2006; serie OVA)
Mobile Suit Gundam 0080: War in the Pocket (1989; serie OVA)
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)

SIDE-STORY

SEQUEL
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Evolve../ 12 RMS-099 Rick Dias (2005; OVA)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam: Il contrattacco di Char (1988; film)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)
Mobile Suit Victory Gundam (1993-1994; TV)
∀ Gundam Called Turn "A" Gundam (1999-2000; TV)
∀ Gundam I: Earth Light (2002; film)
∀ Gundam II: Moonlight Butterfly (2002; film)
Gundam: Reconguista in G (2014-2015; TV)
Gundam: Reconguista in G - From the Past to the Future (2016; corto)


FONTI
1 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)

giovedì 15 luglio 2010

Recensione: Mobile Suit Gundam 0083 - Stardust Memory

MOBILE SUIT GUNDAM 0083: STARDUST MEMORY
Titolo originale: Kidō Senshi Gundam 0083 - Stardust Memory
Regia: Mitsuko Kase (ep.1-7), Takashi Imanishi (ep.8-13)
Soggetto: Hajime Yatate
Sceneggiatura: Yoshitake Suzuki (ep.1-7), Akinori Endo (ep.1-7), Takashi Imanishi (ep.8-13), Ryousuke Takahashi (ep.8-13)
Character Design: Toshihiro Kawamoto
Mechanical Design: Hajime Katoki, Shoji Kawamori, Mika Akitaka, Yasushi Ishizu
Musiche: Mitsuo Hagita
Studio: Sunrise
Formato: serie OVA di 13 episodi (durata ep. 30 min. circa)
Anni di uscita: 1991 - 1992
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Dynit



Era Spaziale, anno 0083. Tre anni dopo la Guerra Di Un Anno, regna finalmente la pace. La Federazione Terrestre però, contravvenendo al Trattato dell'Antartico che prevede la cessazione della proliferazione di armi nucleari, in segreto sta facendo costruire, in una base militare australiana, due nuovi prototipi di Gundam tra cui il massiccio RX-78-GP02A, armato di un bazooka capace di sparare testate atomiche. I reduci dell'esercito di Zeon non se ne stanno a guardare e, con un raid perpetrato da Anavel Gato, asso del Principato noto ai tempi come L'Incubo di Solomon, lo rubano, portandolo successivamente nello spazio nella flotta Delaz, pronti a utilizzarlo per l'apocalittica operazione Polvere di Stelle. Tocca a Kou Uraki, giovane tenente della Federazione, e all'equipaggio della nave federale Albion tentare di recuperarlo.

Penso sia impossibile formulare un giudizio coerente e univoco nei riguardi di Mobile Suit Gundam 0083: Stardust Memory, acclamatissima serie OVA grazie al quale, nel biennio 1991-1992, Sunrise vendeva nel suolo giapponese, tra VHS e Laserdisc, addirittura un milione di copie1, facendo di quest'opera uno dei più grandi successi di sempre della saga e dell'home video in generale. Le perplessità non derivano tanto dalla forza realizzativa e narrativa dell'opera, quanto dal suo essere il primo Gundam lontanissimo, come spirito, dalla mente che ha creato la saga, quel Yoshiyuki Tomino che, paradossalmente,  ha concepito e diretto molti dei titoli robotici più belli e originali della Storia pur non avendo mai apprezzato il genere2, sopperendo a mecha, spettacolo e sboroneria così tipici con un'impronta d'autore nel delineamento della psicologia dei personaggi, nei rapporti interpersonali e in tematiche filosofiche come la difficoltà di comunicazione e il rapporto tra figli e genitori. Questo doveroso preambolo trova spiegazione nella premessa dietro la creazione di questa serie: soddisfatissima dalle trionfali vendite di Mobile Suit Gundam 0080: War in the Pocket (1989) e di Gunpla (che nel 1990 raggiungevano, secondo un'indagine di mercato del tempo, la quota sbalorditiva di ben 100 milioni3), Bandai non ha dubbi nell'ordinare un nuovo Gundam destinato all'home video. Sunrise, vedendo l'ottimo risultato raggiunto dall'aver affidato quella miniserie a uno staff nuovo di zecca, decide di confermare la linea guida e affida, a un inedito team ancora, ennesima carta bianca per realizzare l'opera come vuole lui, per vedere cos'ha recepito della prima serie del 19794. Se Gundam 0080, pur al prezzo della retorica pacifista, otteneva un risultato non troppo distante dagli intenti del capostipite, Gundam 0083 invece rappresentava quanto di più "traditore" potesse esistere, dimostrando che gli uomini dietro la sua realizzazione erano proprio quegli "adulti non cresciuti" e maniaci del modellismo che Tomino detestava, che di Gundam e dei suoi seguiti ammiravano il mecha design, il contesto sci-fi e le battaglie. Impossibile pensarla diversamente, visionando 13 episodi stracolmi di epicità, virilità, esaltazione dell'onore e Mobile Suit fra i più belli e dettagliati che si siano mai visti, il tutto sintetizzato dalle trionfali pubblicità dell'epoca che promettevano il primo, grande scontro tra Gundam5, due potenti modelli (l'RX-78-GP01 e l'RX-78-GP02A) guidati da parti inverse.

Dei conflitti generazionali, delle storie di formazione e dell'analisi dei rapporti interpersonali non c'è quasi più traccia: Gundam 0083, con il suo obiettivo di colmare il gap tra la prima serie e Mobile Suit Z Gundam (1985), svelando come la fazione militare fascistoide dei Titans abbia assoggettato la Federazione Terrestre, prendendo il potere sulla Terra, narra uno spettacolare thriller politico-militare colmo di fazioni, doppiogiochisti, burattinai che agiscono dietro le quinte e battaglie tra splendenti Mobile Suit, innaffiando il tutto con l'esaltazione retorica di un manipolo di soldati zeoniani, che, nonostante la sconfitta della loro patria, continuano con coraggio e sacrificio a combattere per la loro causa, non immaginando di essere pedine di un gioco molto più grande di loro. La rivalutazione dei "cattivi" della serie classica avviene con le figure dell'orgoglioso ammiraglio Aguille Delaz, a capo del piano Polvere di Stelle, e del romantico antieroe Anavel Gato, pilota-asso zeoniano (clone abbastanza palese e sbiadito di Char Aznable) che rispetta i suoi nemici ed è sempre pronto a sacrificare la vita per la sua gente, entrambi fedelissimi ai loro ideali e sprezzanti della morte. Se Tomino non prendeva posizione nella sua storia, limitandosi a raccontare come entrambe le parti avessero le loro ragioni per combattere (ben dimostrando che la ragione raramente sta da una parte sola), Gundam 0083, forse influenzato dalla classica retorica giapponese di ammirare il samurai che sacrifica la vita per la sua patria (o il suo padrone) anche quando non serve ormai più a niente, arriva quindi a parteggiare apertamente per una delle due, coprendo con gloria e rispetto i comportamenti, l'intransigenza e la volontà dei "perdenti" zeoniani di portare avanti la propria battaglia fino alle più estreme conseguenze. Viene da pensare che lo staff voluto da Sunrise abbia fatto apposta a creare, a fare da inguardabile contralto, un protagonista federale umanamente fallito e insignificante, tale Kou Uraki, pilota sfigato sia nel lavoro (eterno perdente per le finalità di trama) che con il gentil sesso, incapace di fare il primo passo con la donna che lo ama, senza spina dorsale e senza una forte ragione che lo costringa a combattere, e che proprio per queste ragioni finirà messo in ombra e umiliato dal trascinante carisma e dalla virile "rispettabilità morale" di Gato.


Non c'è dubbio che Gundam 0083 sia una serie ben confezionata e molto riuscita nel genere tipicamente robotico. È molto avvincente fin dal primo episodio e, retta su antagonisti affascinanti, scontri galvanizzati tra Gundam più belli e potenti che mai (decisamente troppo, tanto da generare la contraddizione dell'essere molto più temibili dei Mobile Suit che appaiono nei titoli ambientati temporalmente dopo, è quasi ironico che in piena serializzazione degli OVA Tomino dirà che per lui ogni Gundam è a sè stante, non v'è alcun universo unificato e coerente6) e un'atmosfera epica-apocalittica tra le più scenografiche e indimenticabili, non c'è dubbio che piacerà molto a chi non conosce bene il franchise. Il problema è che questo non è un Gundam "vero", o meglio, getterà le basi per quella "degenerazione" del brand interessata a celebrare quegli scenici elementi di corollario che, nelle intenzioni originali della storia, dovevano stare adagiati sullo sfondo, alla stregua di un contentino per gli sponsor. In poche parole, da questo titolo in poi la saga si scinderà in tre tronconi: i Gundam di Tomino, sempre d'autore e interessati a raccontare storie di personaggi a discapito dei robot (e che per prendere le distanze dagli altri vedranno questi ultimi "abbruttirsi" sempre di più); quelli "ipocriti" di Bandai, nati con questo lavoro, interessati più all'azione e ai combattimenti fini a sé stessi che al resto (al punto che sembra quasi un paradosso il loro condannare formalmente la guerra mostrando armi e mezzi tecnologici sempre più fighi); e infine le vie di mezzo, che non rinunceranno a personaggi caratterizzati e tematiche adulte pur sfruttando anche loro mecha fin troppo scintillanti. Da queste considerazioni deriva lo scarso feeling di chi scrive verso una serie come Gundam 0083, che, diciamoci la verità, regge buona parte della sua enorme popolarità sul solo fattore estetico dovuto all'enorme budget profuso da Bandai.

A tale riguardo, la miniserie segna il debutto nell'animazione gundamica dei mecha designer Shoji "Fortezza Super Dimensionale Macross" Kawamori e Hajime Katoki (quest'ultimo venuto alla ribalta nel 1987 grazie ai meticolosi disegni dell'acclamatissimo romanzo illustrato Gundam Sentinel). Il loro lavoro congiunto rappresenta l'apice supremo del fanservice "tecnologico": Gundam 0083 grazie a loro significa veicoli e mezzi di un realismo sovrumano. Ammirare i minacciosi Gundam (tutti e tre a opera di Kawamori), il massiccio Neue Ziel, le tecnologie e le astronavi che costellano le forze militari dei due eserciti è una vera e propria esperienza, tanto sono maestosi nella loro maniacalità grafica, nei colori realistici (con l'uso di filtri per trasmettere realmente l'impressione di ruggine e usura), nelle ombreggiature intimidatorie e in dettagli (tasti, schermi, leve, mirini) di estrema complessità. Questo risultato straordinario si deve alla minuzia dei due artisti, ma anche al direttore delle animazioni meccaniche Hirotoshi Sano, che infonde vita a questa meraviglia con movenze spettacolari. Stessi risultati eccellenti vanno al grintoso chara design di Toshihiro Kawamoto, anche adibito al ruolo di direttore dell'animazione per trasporre al meglio il suo tratto: sempre un debuttante, e sempre autore di un lavoro incredibile che tratteggia personaggi dall'aspetto iper-realistico, ancor più enfatizzato, come i mecha, da una cura estrema in ombreggiature, pieghe dei vestiti, gocce di sudore e ogni genere di raffinatezza visiva. Si può dire tranquillamente che è grazie a questi quattro uomini se il risultato che ne esce, beneficiando di animazioni sontuose che permettono di farlo splendere al massimo, sarà così acclamato.

Nonostante tutto, se ci si impone di dimenticare Tomino e la sua poetica, si riesce sicuramente ad apprezzare molto meglio questo titolo. A cosa mira il progetto Polvere di Stelle? Perché la Federazione non sembra particolarmente interessata a recuperare il Gundam rubato dalla flotta Delaz? Qual è il vero scopo dell'inquietante Cima Garahau? Gundam 0083 è una storia di misteri, indagini, colpi di scena e morti drammatiche, caratterizzata, anche grazie all'apporto del "Re del Real Robot" Ryousuke Takahashi (al suo primo e ultimo apporto a Gundam), da un comparto dialogico di elegante realismo, con personaggi verosimili e una cura certosina nel fare combaciare perfettamente la storia nel quadro politico-storico della linea temporale. La valutazione finale, non troppo elevata, è dovuta alle soggettive difficoltà  nel contestualizzare questo lavoro nella poetica della saga portata avanti fino a quel momento da Tomino, ma anche e soprattutto a un noto, vistoso buco di sceneggiatura (un certo personaggio ha con un altro un legame fortissimo, ma la prima volta che lo vede, nelle fasi iniziali della trama, non lo riconosce), a una singola ingenuità che stona col ricercato impianto realistico (disciplina militare che di fatto non esiste per il protagonista) e una certa confusione che colpisce la storia verso le parti finali, sia per un didascalismo eccessivo, che per un altrettanto eccessivo citazionismo verso personalità "ingrombranti" di Z Gundam (chi non ha visto la serie non capirà il loro senso ai fini della storia, visto che non sono stati mai presentati e hanno comunque peso nella vicenda). Questi problemi (specialmente il plot hole) sono dovuti per la maggiore al fatto che Gundam 0083 è nato senza una pianificazione ufficiale, mettendo insieme, volta per volta, più menti (a metà della serializzazione della serie vi è un totale cambio di staff7, enunciato dalla nuova sigla d'apertura), e quindi senza sapere fin da subito che sviluppi avrebbero avuto fatti e attori.


Realisticamente, Gundam 0083 aggiunge poco o niente alla storyline (si sa già che terminerà con la presa del potere dei Titans, non cambia di una virgola lo status quo), ha un senso solamente per chi ha già visto Z Gundam e soprattutto dimostra chiaramente il fallimento delle nuove generazioni di animatori Sunrise nel "capire" il Gundam storico di Tomino, ma dopotutto rimane, per la sua fantastica confezione e la trama piacevolmente intricata, una delle più spettacolari produzioni "puramente" robotiche del periodo. Anche se doppiato in italiano in modo non irresistibile, è una produzione che merita il recupero nella splendida edizione Dynit: peccato solo per l'assenza, nel DVD Box, del cortometraggio The Mayfly of Space, realizzato nel 1993 e uscito nell'edizione giapponese in Laserdisc della serie. È di un certo interesse in quanto narra retroscena che forniscono maggiore background al personaggio di Cima.

Voto: 7 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam: The Origin (2015-2016; serie OVA)
Mobile Suit Gundam (1979-1980; TV)
Mobile Suit Gundam The Movie I (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie II: Soldati del dolore (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie III: Incontro nello spazio (1982; film)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO 2: The Gravity Front (2008-2009; serie OVA)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO: The Hidden One-Year War (2004; corti)
Gundam Evolve../ 01 RX-78-2 Gundam (2001; OVA)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt (2015-2016; serie ONA)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt: December Sky (2016; film)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO: Apocalypse 0079 (2006; serie OVA)
Mobile Suit Gundam 0080: War in the Pocket (1989; serie OVA)
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)

SEQUEL
Mobile Suit Gundam 0083: L'ultima scintilla di Zeon (1992; film)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Evolve../ 12 RMS-099 Rick Dias (2005; OVA)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam: Il contrattacco di Char (1988; film)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)
Mobile Suit Victory Gundam (1993-1994; TV)
∀ Gundam Called Turn "A" Gundam (1999-2000; TV)
∀ Gundam I: Earth Light (2002; film)
∀ Gundam II: Moonlight Butterfly (2002; film)
Gundam: Reconguista in G (2014-2015; TV)
Gundam: Reconguista in G - From the Past to the Future (2016; corto)


FONTI
1 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
2 Lo dice lo stesso regista, in una intervista pubblicata su Mangazine n. 31 (Granata Press, 1994, pag.28)
3 Kappa Magazine n. 21, Star Comics, 1994, pag. 116
4 Vedere punto 2, a pag. 21
5 Vedere punto 3, a pag. 119
6 Intervista a Yoshiyuki Tomino pubblicata su "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)" (Cadence Books, 1997, pag. 10)
7 Consulenza di Garion-Oh. Il cambio di staff è confermato dallo sceneggiatore Ryousuke Takahashi in un'intervista sempre pubblicata su "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)" (pag. 166)

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità e pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62. Molte delle immagini presenti sono reperite da internet, ma tutti i relativi diritti rimangono dei rispettivi autori. Se l’uso di queste immagini avesse involontariamente violato le norme in materia di diritto d’autore, avvisateci e noi le disintegreremo all’istante.