Visualizzazione post con etichetta Beez. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Beez. Mostra tutti i post

lunedì 13 settembre 2010

Recensione: PlanetEs

PLANETES
Titolo originale: ΠΛΑΝΗΤΕΣ
Regia: Goro Taniguchi
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Makoto Yumikura)
Sceneggiatura: Ichirou Ohkouchi
Character Design: Yuriko Chiba
Mechanical Design: Seiichi Nakatani, Takeshi Takakura
Musiche: Kotaro Nakagawa
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 2003 - 2004
Disponibilità: edizione italiana in dvd a cura di Beez



Impossibile recensire il primo vero capolavoro d Goro Taniguchi senza dare ampia descrizione al manga, altrettanto memorabile, su cui è basato. PlanetEs è in primis il fumetto di debutto di Makoto Yumikura, oggi sulla cresta dell'onda con il bel shonen/seinen storico Vinland Saga, ma che già nel 2001 trova consacrazione con l'opera della carriera. Siamo in un vicino futuro, il 2075, dove i viaggi nello spazio sono ormai routine per l'umanità. Il fumetto segue da vicino le imprese di un gruppo di astronauti il cui lavoro è raccogliere detriti spaziali, fonte di pericolo per le navigazioni spaziali: Yuri, dopo aver perso la moglie in un incidente a bordo di uno shuttle, lavora da anni per ritrovare un suo ricordo disperso nel gelido vuoto; Fee è una grintosa madre che si domanda perché continuare a raccogliere cianfrusaglie sapendo che fioriranno sempre per colpa dell'uomo; Hachimaki, il protagonista, cinico, disilluso e materialista, è un ragazzo che si dà forza mettendo da parte i risparmi per comprare un'astronave tutta per navigare da solo. La sua incrollabile visione di vita trova opposizione quando incontra Ai Tanabe, giovane sognatrice, che legandosi a lui inizia a farlo maturare fino a fargli capire che non può esistere una vita priva del benché minimo amore. Da quest'incipit scarno e realistico prende via una delle più belle riflessioni cartacee a memoria d'uomo sulla vita: PlanetEs è una storia sull'ambizione, sulle paure, sulla crescita. Conoscendo Hachimaki, Fee, Yuri e Ai ci si affeziona a personaggi veri, umani, che come il lettore hanno paure, aspirazioni, debolezze, e maturano sempre più a contatto con la realtà che li circonda. Un'opera corale che, sfruttando la cornice fantascientifica e la storia di Hachi come pretesto, fornisce numerosi spunti di riflessione sui problemi dell'umanità, discorrendo di religione, guerra, terrorismo, divario tra Paesi del primo e del terzo mondo con nonchalance, equilibrio e piglio accattivante, senza troppa retorica, abbondando in poesia e intimismo (esemplari le riflessioni interiori dell'eroe o i suoi dialoghi con l'Es freudiano, da qui il nome dell'opera).

Un tale monumento narrativo e filosofico che pensare di trasporlo così com'è, in animazione, sarebbe solo incivile. Sunrise affida quindi a Goro Taniguchi e Ichirou Ohkouchi, nel 2003, regia e sceneggiatura della versione animata, con il manga ancora in corso, e il regista di Infinite Ryvius risponde con un capolavoro nel vero senso della parola, non mera carta carbone ma opera a sè stante. Con la personale rilettura del manga, Taniguchi dirige il suo miglior lavoro, con la quale ogni nuova serie d'animazione dalle tematiche affini dovrà fare i conti. Stessa base di partenza e medesimi personaggi, ma concettualmente due storie profondamente diverse.

La prima differenza che salta all'occhio è che nel manga protagonista assoluta è la squadra di astronauti formata da Yuri, Fee, Hachimaki, mentre ora trovano spazio in essa anche lo stravagante indiano Arvind "Robbie" Ravi, il prigro e nullafacente Philippe Myers e l'introversa impiegata Edelgard. Ai Tanabe entra nella sezione fin dal primo episodio e sono oltretutto aggiunti, ai fini della trama, nuovi personaggi legati ad Hachimaki: la sua ex Claire Rondo, ambiziosa impiegata nella sezione controllo della seconda divisione Technora (l'azienda per la quale lavorano i nostri eroi); Kho Cheng-Shin, suo miglior amico, e Gigalt Gangaragash, vecchio istruttore per il quale il ragazzo prova venerazione e rispetto. Il secondo punto di rottura è la struttura narrativa: se l'impalcatura del manga si basa su singoli episodi slegati che solo a storia inoltrata trovavano un filo conduttore, in animazione cambia il loro ordine cronologico (e al contempo si inverte in essi il ruolo di personaggi e situazioni) e sopratutto, fin dall'inizio, viene fornita una trama portante che lega il tutto con solida continuity, focalizzata ad approfondire molto più del capostipite il background politico. Due sguardi diversi allo stesso universo. Vero punto di convergenza è l'oggetto posto in essere dalla storia, la crescita interiore di Hachimaki (dapprima spigoloso e sprezzante, poi, innamoratosi di Ai, capisce che "non si può andare per un lungo viaggio senza un porto dove tornare"). Nell'originale a farlo cambiare è la contrapposizione tra il suo cinismo e l'idealismo romantico della ragazza, in animazione sono le sue dure esperienze con la morte e il terrorismo a fargli ricercare, come un bambino, l'ala protettiva e amorevole di lei.

Differenze a parte, PlanetEs vive anche senza essere paragonato al fumetto: la sua storia, drammatica e commovente, vive di mirabili suggestioni. Come in quasi tutte le sue opere, Taniguchi sfrutta al massimo il budget Sunrise per imprimere alla produzione il suo tocco autoriale, unico in tutta l'animazione nipponica, attraverso insert song dolcissime (Secret of the Moon), ricercate soluzioni registiche di stampo cinematografico (da brividi il primo bacio tra Hachimaki e Tanabe) e modificando a ogni episodio, come da tradizione, le immagini della splendida opening. Quest'ultima forma, con la ending, un bellissimo emblema dalla doppia faccia del protagonista Hachi: la sigla d'apertura, che rievoca per immagini il cammino dell'uomo verso lo spazio, simboleggia le ambizioni di cui lui stesso vorrebbe essere protagonista; la seconda, amarcordiana, si focalizza sui ricordi di un'infanzia ingenua e sognante. Da notare anche come in PlanetEs il regista inaugura, facendolo poi ritrovare nelle opere successive,  il bizzarro hobby di mescolare, spesso con assoluta continuità, serio a faceto, episodi demenziali e puntate drammatiche: uno stranulato stile di racconto che comunque non impedisce alla storia di andare a parare dove deve, con climax o finali così intensi da riscattare il teatrale ridicolo precedente.


L'amore degli autori nel rappresentare la ricerca e la fatica nel realizzare i propri sogni trasuda da ogni singolo fotogramma: dall'inizio alla fine la straordinaria opera di caratterizzazione di tutti i personaggi (aiutati in quest'occasione da un character design più adulto e realistico del tondeggiante tratto dell'autore originale) porta a un'immedesimazione tale che li si sente vicinissimi a sè, e se a questo si aggiunge l'ottimale qualità di quasi tutti i 26 episodi capiremo perché PlanetEs è forse una delle migliori serie d'animazione del nuovo secolo. Sì, perché oltre a ritrovare la stessa eleganza e freschezza di Yumikura, da Taniguchi ereditiamo una storia di personaggi e contenuti ancora più profonda, capace di toccare più volte le corde dell'animo. Null'altro da aggiungere, se non grazie Makoto Yumikura, grazie Ichirou Ohkouchi, grazie Goro Taniguchi. E grazie anche alla coraggiosa Beez, per la scelta di portare in Italia un simile capolavoro con una cura esemplare, sfidando l'ignorante mercato italiano. Una scelta rischiosa che verrà pessimamente ripagata, visto che anche con doppiaggio e adattamento splendidi PlanetEs non venderà nulla, portando addirittura la casa di distribuzione a ritirarsi dal mercato italiano. Una vergogna, quella italiana, indicibile e incancellabile.

Voto: 10 su 10

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità e pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62. Molte delle immagini presenti sono reperite da internet, ma tutti i relativi diritti rimangono dei rispettivi autori. Se l’uso di queste immagini avesse involontariamente violato le norme in materia di diritto d’autore, avvisateci e noi le disintegreremo all’istante.