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lunedì 9 gennaio 2017

Recensione: Great Mazinger (Il Grande Mazinga; Il Grande Mazinger)

GREAT MAZINGER
Titolo originale: Great Majinga
Regia: Tomoharu Katsumata
Soggetto: Go Nagai
Sceneggiatura: Keisuke Fujikawa, Susumu Takaku, Toyohiro Ando
Character Design: Keisuke Morishita
Mechanical Design (non accreditato): Go Nagai, Ken Ishikawa, Masaru Inago, Shinobu Kaze, Makoto Muramatsuri, Shunichi Takanashi, Tatsuya Yasuda, Shige Takeshima
Musiche: Michiaki Watanabe
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 56 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1974 - 1975
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


La fine delle ambizioni del dott. Hell sembrava aver finalmente regalato la pace al Giappone e al mondo, ma, come sappiamo, le cose non sono affatto andate così. È riaffiorato dagli abissi della Storia il mitologico Impero di Micene con il suo enorme esercito: agli ordini del misterioso Imperatore delle Tenebre e del suo braccio destro, il minaccioso Generale Nero, i micenei si preparano a mettere a ferro e fuoco la Terra per conquistarla. L'ultima speranza dell'umanità risiederà ancora una volta nel Giappone, ma non saranno nè Mazinger Z, ormai inservibile, nè Koji Kabuto, stabilitosi in America, ad affrontarli: il gravoso compito spetterà invece al nuovo, potentissimo Great Mazinger pilotato da Tetsuya  Tsurugi, orfano addestrato fin dalla tenera età all'arte della guerra. A guidarlo e supervisionare le sue battaglie sarà un redivivo Kenzo Kabuto, padre di Koji, insieme allo staff della Fortezza delle Scienze.

Nonostante gli ascolti stellari e i gadget venduti a oceani, nel 1974 Mazinger Z (1972) chiude le sue trasmissioni dopo 92 episodi, stupendo lo stesso Go Nagai che era già occupato a ideare nuove avventure e soprattutto nuovi avversari1. A deciderlo è lo sponsor2, per ragioni che non sono ancora note. L'ordine è comunque di mandare avanti la vicenda: l'autore si limita perciò (come conferma personalmente3) a potenziare gli elementi vincenti del predecessore mantenendo intatta la base, rendendo il nuovo Mazinger ancora più "grande" (dai lottatori di catch Great Togo e Great Kusatsu viene dunque fuori il nome Great Mazinger4), potente e dotato di nuove incredibili capacità offensive, al contempo inventando nemici ancora più variegati e temibili ("fortissimi se paragonati ai mostri di Hell", dice5), in questo caso introducendo i 7 generali delle armate micenee dagli aspetti fisici stravaganti (spettri, romani, insetti, e chi più ne ha più ne metta) che rispecchiano quello dei loro eserciti. Nasce ufficialmente Great Mazinger, che sarà nuovamente ripartito in un lungo anime da 56 episodi e manga disegnati in contemporanea (due, uno mediocre e velocissimo ma dai toni adulti e tenebrosi a opera dello stesso Nagai, nettamente diverso dal cartone, e l'altro più infantile e fedele all'anime, più articolato e anche a mio modo di vedere maggiormente completo e dai toni talvolta molto seri, a cura del "solito" Gosaku Ota). Fedele alla regola del "cambiare tutto affinché non cambi niente", la serie si ritrova nuovi protagonisti (Tetsuya, il professor Kabuto e Jun Hono, vecchia amica d'infanzia di Tetsuya che fa le veci di Sayaka, anch'essa finita in America, e che come lei guida un mecha "femminile", Venus A, mai utile in battaglia) con le vecchie glorie a fare da supporto (Shiro Kabuto e Boss e i suoi tirapiedi, sì anche in questa serie a Boss Borot è riservato uno spazio preponderante!), ma al di fuori dall'apparenza tutto rimane assolutamente identico a prima, in primis i legami tra i personaggi e le atmosfere.

Già da questa premessa, chi legge può bene immaginare il mio giudizio nuovamente per nulla entusiasta: cambiano gli attori, cambia anche un po' il peso della continuity (come si vedrà), ma la solfa rimane più o meno identica. Combattimenti a non finire pieni di stereotipi (Venus A che affronta per prima il nemico ed  è immediatamente sconfitta e salvata da Great Mazinger) che portano avanti lentissimamente la trama (più di prima, ma parliamo pur sempre di un mortuorio), largo spazio dedicato a umorismo di lega infantile (i lunghi siparietti con Boss e Boss Borot, spesso da soli occupano mezza puntata, con l'altra metà occupata da infinite battaglie), tokusatsu e sfiancanti rituali at their best e nessuna concessione a un minimo di profondità psicologica in buoni e cattivi. Insomma, come il predecessore, Great Mazinger è una serie ferocemente per bambini, in tutto e per tutto, con ben pochi elementi stimolanti per un pubblico che guarda in senso acritico la serie. E, sempre come Mazinger Z, Great Mazinger è tecnicamente di un vistoso medio/low budget, con animazioni sufficienti ma disegni di robot e personaggi nuovamente sgraziati e poco attraenti (purtroppo Kazuo Komatsubara era impegnato sul contemporaneo Getter Robot). Ci si consola giusto con le consuete idee visive nei fondali, che come in tutti i robotici nagaiani del periodo trovano intriganti colorazioni e motivi pittorici, per nulla realistici ma di un certo spessore artistico. Lascio tuttavia immaginare il piacere di sorbirsi un'altra cinquantina di episodi di questo tenore, più o meno immutati in contenuti e spirito rispetto ai 92 che li hanno preceduti.


Il fato, tuttavia, è bizzarro: anche se registrerà altre ottime vendite di giocattoli6 e ascolti che oggi qualsiasi anime si sogna (25% medio7), alla fine anche Great Mazinger finirà interrotto in anticipo sui tempi dallo sponsor8 (pur dopo "sole" 56 puntate), con un finale decisamente improvviso che lascerà addirittura aperto qualche interrogativo (ad esempio il fato de l'Imperatore delle Tenebre, a cui risponderà il manga di Ota di Ufo Robot Grendizer). Motivo? Viene da ridere, poiché evidenzia in modo impietoso quanto fossero ancora ingenui i tempi: quando il pubblico, reputando l'animazione del periodo (ed era vero) a uso esclusivo dei bambini, si lamentava che la serie era troppo cupa e il protagonista, Tetsuya, eccessivamente "adulto"9. Sembrerà incredibile, pensando alle infinite, lunghissime puntate dedicate alle gag di Boss e dei suoi amici (tra cui un demenziale corvaccio parlante che sarà più di una volta risolutivo per la vittoria dei buoni), presenti in numero ben maggiore rispetto a Mazinger Z, o all'osceno Robot Junior guidato da Shiro e armato di una gigantesca mazza di baseball (!), il cui design è inventato da un giovanissimo fan sulla base di un concorso della rivista TV Magazine organizzato dai produttori10, ma sui telespettatori nipponici deve evidentemente aver fatto molta presa l'oggi risibile spazio dedicato a tratteggiare la personalità fredda, violenta e distaccata dell'eroe Tetsuya. Classico "samurai solitario" e cinico che ama starsene da solo a farsi gli affari suoi, che vede la guerra coi micenei come una missione/vocazione e rifiuta con sdegno ogni agio o frivolezza, l'eroe della serie in verità, inquadrato con occhi moderni, non gode neanche di chissà che originale caratterizzazione, dimostrandosi non tanto diverso dagli spartani "antieroi" che già si vedevano in altri anime: questo suo atteggiamento lo rende molto meno vitale e appariscente del predecedente Koji, tanto da farlo sembrare quasi un attore in secondo piano, il cui apporto in ogni puntata consiste solo nel salire nel mecha e uccidere il nemico al termine di una lunga battaglia (idealmente, l'avventura della settimana è interpretata da qualcun altro, di solito Boss, Shiro o Jun). Bisogna pure segnalare che i ripetuti tentativi, da parte degli sceneggiatori, di renderlo più umano in diverse avventure, anche quelle riuscite (la mia preferita è la 36, "Risorgi! L'amore che supera l'odio"), finiscono invece con lo snaturarlo pesantemente: come si può prendere sul serio un uomo che dice di essere nato per combattere fino alla morte e che vive solo per quello, che poi si rifiuta di salire sul robot o lo pilota malissimo - come se non gliene importasse nulla - sulla base di problemi personali non particolarmente grossi o antipatie verso una qualche persona? Povera razza umana! Eppure, gli (isolati) episodi dedicati a tratteggiare i drammi della sua vita (ovviamente affrontati con piglio così esageratamente tragico e teatrale da far oggi sorridere) o quelli della sua amica Jun (la famosissima puntata 19 ispirata a un episodio del corrispettivo manga di Ota, "Neve tingiti di un nuovo ardore!", focalizzata sui suoi complessi per la pelle meticcia) devono avere lasciato un segno tale da aver fatto percepire l'opera come più "adulta" di quanto effettivamente sia. Sarà anche per questo che a un certo punto si deciderà di "ringiovanire" l'aspetto fisico di Tetsuya e la sua età (da 22 a 18 anni), a partire proprio dallo stesso citato episodio 19, per permettere una maggior identificazione tra lui e il pubblico giovane11.

È invece un oggettivo passo in avanti la maggiore continuity tra le puntate, per quanto quasi impercettibile vista l'onnipresente, sfiancante ripetitività delle situazioni. In Great Mazinger succede qualcosa di nuovo praticamente ogni 2/3 episodi: presentazione o eventuale morte di nuovi alleati, numerosi power up che rendono sempre più potente il mecha titolare, nuovi robot che ingrossano le fila dei buoni, l'esercito di Micene che si ritrova un numero sempre maggiore di nuovi generali o ufficiali, un cattivone importante che muore a metà serie, un altro resuscitato da Mazinger Z, la sottotrama di Shiro che ha nostalgia della sua famiglia e del dott. Kenzo che non vuole dirgli essere suo padre, quella di Tetsuya e di Jun che non riescono a trovare il loro posto al mondo perché orfani, il ritorno a un certo punto di Koji e Sayaka e del Mazinger Z, qualche avventura particolarmente drammatica in due parti... Accadono obiettivamente molte più cose nei 56 atti di Great Mazinger che nei 92 precedenti e si nota il tentativo di variare il più possibile la solfa sfruttando in modo creativo anche i poteri e le trappole dei sette generali d'armata di Micene (belli i rarissimi episodi che vertono sulla magia nera e le fatture del demoniaco Hardias!), ma poco da fare se la noia, per un pubblico critico, rimane pressoché infinita e non è aiutata dalla modesta cornice grafica e tecnica del prodotto. Great Mazinger, a dispetto della sua popolarità, delle timide innovazioni e di qualche rara puntata davvero epica o ben fatta, è un altro anime cult che oggi semplicemente ha smesso di lasciare il segno.


In Italia Great Mazinger è trasmesso nel 1979 su TeleMilano/Canale 5, con un adattamento ovviamente impreciso e facilotto che ha però il merito, non scontato, di mantenere intatti (rispetto alle brutture Rai viste in Ufo Robot Grendizer che si vedranno anche poi nel 1980 in Mazinger Z) i veri nomi dei personaggi e lasciare spesso inalterato quantomeno il senso delle frasi giapponesi. Poteva andare meglio, ma anche molto peggio. Ad oggi, l'unica versione ufficiale home video di Great Mazinger rilasciata in Italia consiste nei DVD Yamato Video usciti in allegato con la Gazzetta dello Sport, nel 2015, contenenti anche sottotitoli fedeli ai dialoghi originali.

Voto: 5 su 10

PREQUEL
DevilMan (1972-1973; TV)
Mazinger Z (1972-1974; TV)
Mazinger Z contro DevilMan (1973; film) 
Mazinger Z: Appare Ghost Mazinger (1974; film)
Mazinger Z contro Dr. Hell (1974; film)
Cutie Honey (1973-1974; TV)
Cutie Honey (1974; film)
Getter Robot (1974-1975; TV)
Getter Robot (1974; film)

SIDE-STORY
Great Mazinger contro Getter Robot (1975; film)

SEQUEL
Getter Robot G (1975-1976; TV)
Great Mazinger contro Getter Robot G: Violento scontro nei cieli (1975; film)
Ufo Robot Grendizer (1975-1977; TV)
Ufo Robot Grendizer (1975; film)
Ufo Robot Grendizer: Confronto al rosso sole del tramonto (1976; film)
Ufo Robot Grendizer contro Great Mazinger (1976; film)
Great Mazinger, Getter Robot G e Ufo Robot Grendizer contro il Dragosauro (1976; film)


FONTI
1 Go Nagai, "Go Museum", "Il Grande Mazinger (Parte 1)", d/visual, 2007
2 Come sopra
3 Come sopra
4 Come sopra
5 "Go Museum", "Il Grande Mazinger (Parte 2)"
6 "Go Museum", "Il Grande Mazinger (Parte 3)"
7 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 63
8 Vedere punto 6
9 Mangazine n. 23, Granata Press, 1993, pag. 40-41. Confermato anche da "Go Museum" ("Il grande Mazinger Parte 3")
10 Come sopra
11 Mangazine n. 23, pag. 41

lunedì 26 dicembre 2016

Recensione: Gundam Build Fighters - Island Wars

GUNDAM BUILD FIGHTERS TRY: ISLAND WARS
Titolo originale: Gundam Build Fighters Try - Island Wars
Regia: Shinya Watada
Soggetto: Hajime Yatate
Sceneggiatura: Yousuke Kuroda
Character Design: Kenichi Ohnuki
Mechanical Design: Junya Ishigaki, Kanatake Ebikawa, Kenji Teraoka, Kunio Okawara, Naoki, Shinya Terashima, Susumu Imaishi
Musiche: Asami Tachibana, Yuuki Hayashi
Studio: Sunrise
Formato: Special televisivo (durata 36 min. circa)
Anno di trasmissione: 2016


Dopo la notevole parabola qualitativa negativa di Gundam Build Fighters Try (2014), i suoi modesti risultati commerciali e l'annuncio dell'uscita di 2 OVA, uno dedicato a esso e uno alla prima serie, poi praticamente dimenticato nel 2015, pensavo ci sarebbero state buone possibilità che Bandai si decidesse, rimangiandosi la parola, a mettere fine a una piccola saga spin off, fracassona, divertente e piacevole che però, evidentemente, era cresciuta male arrivando palesemente alla frutta come idee. Dopo l'esaltante stagione del 2013, la seconda si presentava, purtroppo, come la classica copia pressoché sputata senza fantasia, senza effetto novità e senza personaggi carismatici. Sempre storielline e gag amorose, citazionismo, discreti combattimenti e fanservice gundamici rivolti a chi è cresciuto (o si appresta a scoprire) la sterminata saga del Mobile Suit bianco, ma il nuovo, piattissimo cast (protagonisti e rivali inclusi) si è rivelato una devastante realtà, così come le coreografie al ribasso delle battaglie e la spettacolarità registica in calando (salvo che nelle parti finali). All'apparizione improvvisa del primo OVA nel 2016, poi rivelatosi uno Special televisivo, mi auguravo ci fosse l'intenzione di raccontare un'innocua storiella celebrativa tanto per fare, per rivedere ancora una volta tutto il cast di Gundam Build Fighters Try e salutarlo definitivamente, ma purtroppo, anche se in effetti Island Wars non aggiunge per ora nulla al mosaico, rivelandosi un riempitivo e basta, sembra decisamente lanciare segnali belli forti riguardo all'ipotesi di una terza stagione a cui potrebbe fare eventualmente da prologo (e uno!), e lo fa con un episodio di 36 minuti, poveri noi, pessimo e noioso in tutto e per tutto (e due!).

Un anno dopo la vittoria di un altro torneo nazionale di Gunpla, il team Try Fighters è invitato dalla Yajima Trading a presenziare al collaudo, in una desolata isola tropicale di sua proprietà, di un sistema di combattimento di Gunpla che si avvale di un nuovo tipo di particella Plavsky. A capo del progetto troviamo una vecchia faccia, Nils Yajima, l'Early Jenius. Nel luogo, oltre ai tre, approderanno anche le solite altre conoscenze, insieme a una misteriosa bambina che nessuno conosce. Accadrà un incidente, simile a quello di otto anni prima: una strana anomalia della nuova particella, originata da una misteriosa forza, crea un gigantesco cristallo che ingloba il laboratorio, fonde con la realtà le arene di gioco del simulatore elettronico e soprattutto dà autonomia tutti i Gunpla della zona, che, impazziti, iniziano a muoversi. I Build Fighter uniranno le forze e i rispettivi modellini per sconfiggere un Gunpla sperimentale, posseduto completamente dal potere dell'entità. A dispetto di tutto, il soggetto, delirante quanto si vuole, non è niente di grave. Si accetta a denti stretti, come si sono sempre accettate le stralunate fusioni di realtà, fantascienza, meta-narrazione e fantastico a cui ci ha abituato la saga di Gundam Build Fighters (del resto, Island Wars non ha nulla di troppo diverso dall'episodio 25 della prima serie): in questo contesto, però, non si può non criticare l'assoluta, vistosa e insopportabile faciloneria con cui è stato concepito e prodotto l'episodio, davvero all'apice assoluto della svogliatezza. 


Ritroviamo condensato, nei 36 minuti di Island Wars, tutto ciò che di pessimo offre Gundam Build Fighters Try, ovviamente amplificato in quanto concentrato in così poco spazio. Rivedremo in questo lasso di tempo interagire gli elementi più insopportabili dell'antipatico cast, che, in aggiunta a questo, sono protagonisti per l'ennesima, immotivata volta in quei snervanti siparietti harem che hanno già abbondantemente stufato e fatto il loro tempo. Bisogna per davvero ancora sorbirsi le ragazze che si scannano per le attenzioni di Kamiki "tonno" Sekai che continua, da imbecille senza speranza,  a non immaginare niente? Dobbiamo ancora vedere Yuuma Kousaka che muore dietro a Mirai? Perché dobbiamo continuare a subire queste atmosfere pseudo-rosa e questi attori irritanti che continuano a non portare da nessuna parte e non avranno mai alcuna ripercussione sulla storia? La new entry? La sua vera identità è la prima che proveremo ad ipotizzare. Nils? Non serve a niente, messo lì solo come fil rouge tra prima e seconda stagione. Shia Kijima? Inqualificabile vestita da nekomimi, puerile mossa acchiappa-otaku. I Gunpla usati dai personaggi? Sempre i soliti. Animazioni decisamente povere, che si spartiscono la scena con le poche buone prelevate e riciclate senza vergogna dalla serie. Disegni molto approssimativi nei campi lunghi, tanto che sembrano provenire da un anime di serie B. I combattimenti? A parte una raffica di eplosioni devastanti (tra cui una megaesplosione energetica che buca l'atmosfera terrestre fuoriuscendo dalla via Lattea, e poi vengono pure a dire che tutto l'avvenimento sarà tenuto segreto alla popolazione mondiale!!), c'è ben poco da gioire per scambi di colpi e mazzate scialbissimi in fantasia. Non si ride e soprattutto non ci si esalta, con questo titolo davvero fatto al risparmio e senza nulla da dire che Bandai poteva tranquillamente risparmiarci.

Voto: 4 su  10

PREQUEL
Gundam Build Fighters (2013-2014; TV)
Gundam Build Fighters Try (2014-2015; TV)

giovedì 28 luglio 2016

Recensione: Gundam - Reconguista in G - From the Past to the Future

GUNDAM: RECONGUISTA IN G - FROM THE PAST TO THE FUTURE
Titolo originale: Gundam - G no Reconguista - From the Past to the Future
Regia: Shigehito Kawada
Soggetto: Hajime Yatate
Character Design: Kenichi Yoshida
Mechanical Design: Akira Yasuda, Ippei Gyobu, Kimitoshi Yamane, Hajime Katoki
Musiche: Yuugo Kanno
Studio: Sunrise, wonderium Inc.
Formato: cortometraggio (durata 9 min. circa)
Anno di uscita: 2015



Non c'è davvero molto da dire su From the Past to the Future, operazione commerciale alquanto discutibile sia per le modalità con cui si rende disponibile alla visione e sia per le conseguenze narrative della sua esistenza. Si tratta innanzitutto di un breve cortometraggio proiettato al museo/negozio Gundam Front Tokyo, il cui Blu-ray è acquistabile solamente in tandem col costoso Gunpla High Grade dell'RX-0 Unicorn Gundam 03 Phenex Type RC  (Destroy Mode) Limited Silver Coating1. Quest'ultima che unità sarebbe? Da dove viene? Come suggerisce il nome, è una ennesima variante dell'RX-0 Unicorn Gundam proveniente dal mondo dei romanzi Mobile Suit Gundam Unicorn (2006), solo che non appare nella trama principale trasposta nella fortunatissima serie OVA: fa la sua apparizione in un racconto breve di Harutoshi Fukui che è poi adattato da Sunrise in One of Seventy Two (2013), altro corto animato che è però esclusiva totale del Gundam Front Tokyo, nel senso che, come il vecchio Gundam Neo Experience 0087: Green Divers del 2001, può essere visto solamente lì, non essendo mai stato riversato su supporto fisico (la sua recensione, quindi, come quella di Green Divers, molto probabilmente non apparirà mai su questi lidi). Il pubblico internazionale dunque non sa e non potrà mai sapere nulla di questo potente robottone e della side-story ufficiale di Gundam Unicorn che lo riguarda.

In From the Past to the Future, in compenso, avremo modo di vederlo nella sua seconda apparizione animata in assoluto, in un demenziale, ridicolo crossover con l'ultimo Gundam di Yoshiyuki Tomino, Gundam - Reconguista in G (2014). Di cosa parla la trama? È presto detto: ambientato all'incirca dopo l'episodio 16 (le rivelazioni familiari della famiglia Rayhunton sono date per note), narra di un ennesimo scontro spaziale, a Towasanga, di Bellri Zenam e Aida Surugan contro il capitano Mask e i suoi uomini. I due, a bordo del YG-11 Gundam G-Self e dell'MSAM-033 Gundam G-Arcane, non avranno problemi a  sbarazzarsi degli avversari, ma li attenderà una dura lotta con Mask, che grazie alla flotta Dorette e alle solite Cianografie della Rosa di Elmeth ha trovato modo di "resuscitare" ed entrare in possesso del potentissimo Mobile Suit Unicorn Gundam 03. Tutto, quindi, si risolve in una battaglia dall'esito scontato.

Note positive? Sembrerà strano, ma Mask è più emotivo e trasparente nelle sue intenzioni (di riabilitare l'onore della classe inferiore dei Kuntala) qui, in appena  9 minuti di girato, che in tutti e 26 gli episodi di Reconguista. Combatte con rabbia Bellri e Aida, rinfacciando loro la fortuna di non essere nati con l'unico scopo di fare da cibo agli altri terrestri. Negative? La sola idea, balorda, di Mask alla guida di un Mobile Suit vecchio, nella finzione immaginaria della storia, di oltre 5000 anni rispetto al G-Self e pure già a sua volta superato, nell' "antichissima" Era Spaziale, da modelli più evoluti visti in Mobile Suit Gundam F91 (1991) e Mobile Suit Victory Gundam (1993). Per quale assurda ragione Mask si sente in dovere di far costruire un robot così vetusto, una vera e propria anticaglia nell'Era Regild, di molto inferiore all'unità che pilota nel corso della serie (il CAMS-05 Mack Knife)? E poi subentra la domanda peggiore: con che faccia tosta si vuole prendere in giro lo spettatore mostrandogli che effettivamente tale rudere è competitivo (addirittura superiore, per certi versi) col G-Self e il G-Arcane? Basta questa grossolana sciocchezza a decretare la risibile inutilità di From the Past to the Future, che per la patetica esigenza commerciale di pubblicizzare il rispettivo Gunpla cade in uno svarione narrativo che snatura la timeline, ed è francamente un po' un peccato visto il timido approfondimento concesso a Mask e l'ottima realizzazione tecnica, affidata per i personaggi (sempre e solo inquadrati dentro l'abitacolo) alla classica Sunrise e per gli eccelsi combattimenti in Computer Grafica di altissimo livello (vedere i dettagli, le ombreggiature e specialmente i riflessi in tempo reale) a wonderium Inc.

Voto: 5 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam: The Origin (2015-2016; serie OVA)
Mobile Suit Gundam (1979-1980; TV)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt (2015-2016; serie ONA)
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)


FONTI
1 Pagina web, http://en.gundam.info/topics/white/46053

mercoledì 27 luglio 2016

Recensione: Gundam - Reconguista in G

GUNDAM: RECONGUISTA IN G
Titolo originale: Gundam - G no Reconguista
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Hajime Yatate, Yoshiyuki Tomino
Sceneggiatura: Yoshiyuki Tomino
Character Design: Kenichi Yoshida
Mechanical Design: Akira Yasuda, Ippei Gyobu, Kimitoshi Yamane
Musiche: Yuugo Kanno
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 2014 - 2015


Circa 5000 anni dopo l'Era Spaziale e 500 dopo il Vero Calendario, la Terra è ormai fiaccata dalle infinite guerre dell'uomo, semi-distrutta e rimasta quasi del tutto priva di risorse naturali. La popolazione mondiale muore di fame ed è vicina all'estinzione, tanto che i governanti arrivano pure, disperati, a creare con la clonazione una razza di umani "inferiori", i Kuntala, il cui unico scopo è di fare da nutrimento e sfamare i sopravvissuti (!). Nel nuovo scenario geopolitico che si viene a creare, simboleggiato dall'adozione di un nuovo calendario ancora (l'Era Regild), quattro superpotenze si contendono il globo, di cui solo una, però, il papato di Capital (gli "antichi" Colombia e Venezuela), ha il predominio su tutte le altre, in virtù del possedere, grazie al suo gigantesco ascensore orbitale, l'unico collegamento in tutto il mondo con lo stato lunare di Towasanga e quello venusiano di Venus Globe. Solo in queste colonie spazionoidi sono rimaste le tecnologie del passato, dal nome in codice "Cianografie della Rosa di Elmeth" e bandite sulla Terra dalla religione di Capital (il SU-Cordismo) per evitare il ripetersi di conflitti, ed è perciò grazie a queste ultime se sempre Capital ha il monopolio dell'unica risorsa energetica autorizzata, le Photon Batteries, le batterie a energia solare. Nell'anno 1014, tuttavia, le cose cambieranno: stanca dei soprusi e della povertà, lo stato di Ameria (il "vecchio" Nord America) attacca in modo non ufficiale (per mezzo dei corsari) Capital per conquistare l'ascensore, venendo sconfitto. Tuttavia, il giovane capitoliano Bellri Zenam, venuto in possesso poco prima del misterioso, potentissimo Mobile Suit YG-111 Gundam G-Self costruito in Towasanga, in un modo o nell'altro si unirà alla loro causa, partendo poi con loro per un viaggio spaziale, sia per scoprire se il suo Paese è davvero così crudele come lo si dipinge, sia per capire quali sono i misteriosi piani bellicosi della popolazione lunare, che si sta armando in vista di una imprecisata Reconguista. A inseguire i pirati nella loro epopea, ovviamente per i propri scopi, ci saranno anche Capital e lo stesso stato ufficiale di Ameria, che rispetto ai corsari cerca qualcos'altro. Entrambi utilizzeranno Mobile Suit e avanzate armi tecnologiche che evidentemente il tabù religioso non è riuscito a cancellare..

È un qualcosa di informe e astratto, Gundam - Reconguista in G: qualcuno potrebbe dire che è composto dalla materia di cui sono fatti i sogni. Del resto, nel 2014, neanche David Lynch e Kunihiko Ikuhara potevano aspirare a tanto: una serie televisiva fantascientifica chiaramente NON allegorica e surreale e NON votata all'aperta interpretazione, basata su una narrazione del tutto esplicita e "terrena", ma che nonostante tutto è criptica e quasi incomprensibile, molto più delle loro più oscure visioni.

Il "caos d'autore" di Yoshiyuki Tomino, che, a 73 anni suonati, stupendo tutti, torna a dirigere un Gundam in onore del 35esimo anniversario della saga, con totale carta bianca sul progetto da parte di Bandai e Sunrise - ancora una volta, dopo ∀ Gundam Called Turn "A" Gundam (1999)! - farà impazzire non solo la comunità internazionale di appassionati di animazione, ma anche quella giapponese: il lavoro sarà criticato aspramente (Toshio Okada, storico produttore GAINAX1) e allo stesso tempo lodato da coraggiosi che non ti aspetti (Gen Urobuchi2), ma le parti non metteranno mai in discussione una sua caratteristica primaria, di cui parlare male o addirittura bene a seconda di come la si pensi, che sia voluta o meno: non ci si capisce un cazzo. Puoi seguire Reconguista con tutta l'attenzione di questo mondo, ma a fine visione ti renderai chiaramente conto, nella più ottimistica delle previsioni, di aver colto appena un 70% (come chi scrive) o al massimo un 80% (pochi eletti, ma esistono) di quello che dice: ci saranno sempre punti oscuri nella narrazione, grossi, che rimarranno tali, che tu lo voglia o no. Auguri a chi all'epoca lo ha seguito settimanalmente. Tutto quello che si è riuscito a memorizzare fino a un dato momento, a costo di grandi sacrifici, verrà crudelmente dissipato dal primo episodio che cambia ancora una volta le carte in tavola presentando, in 24 minuti, un'altra masnada di nuovi personaggi, nuovi Mobile Suit, nuove terminologie tecnologiche e nuove reti di alleanza e rapporti interpersonali che rinnegano quelli precedenti e che saranno poi a loro volta nuovamente traditi da quelli successivi.

Tomino non cambia il modo di raccontare le sue storie. In Reconguista non c'è nulla di diverso da tutte le sue opere post-Brain Powerd (1998); da quando, ossia, le sue produzioni, da "mainstream d'autore", sono diventate "d'autore" e basta, riservate a pochi eletti. Siamo sempre schiaffati con violenza dentro a un mondo con un setting politico e tecnologico complesso, che dobbiamo dedurre da soli seguendo con scrupolosa attenzione interazioni anche sin troppo realistiche tra personaggi, che vedono interrotta la loro routine dall'avvenimento che dà il via a tutta la vicenda.  «Linee di dialogo come "ti amo" non vanno bene. È meglio "perché non mi guardi?", "ti sto dicendo di guardarmi!" e così via. [...] Anche senza spiegazioni verbali, i sentimenti dei personaggi possono essere compresi» diceva Tomino3 qualche anno prima. Niente spiegazioni, ma anche niente voce narrante, niente flashback, niente facilitazioni, insomma niente di niente: la storia parte idealmente dando tutto "per scontato", come se chi guarda conoscesse il mondo di cui si parla come gli attori della storia. È un modo di raccontare d'altri tempi, unico ed elegante che oramai solo questo regista adopera, e che incentiva enormemente una seconda visione per far combaciare sempre più pezzi del puzzle.  Queste cose si sanno: è inutile scoprire l'acqua calda oggi, magari come fa quella generazione moderna che ha conosciuto Gundam con la hit mega-commerciale Mobile Suit Gundam SEED (2002). Nessuno però, neanche dei suoi fan storici, si aspettava COSÌ TANTA carne al fuoco in soli 26 episodi, in quella che è comunque la più breve serie televisiva gundamica mai vista. Chi si ricorda Mobile Suit Z Gundam (1985), con le sue 50 puntate di intrighi politici e milioni di fazioni e personaggi? Reconguista è Z Gundam in piccolo (o, da un altro punto di vista, ancora più in grande), ANCORA PIÙ intricato, ma con tutto racchiuso in metà dello spazio.

Con Reconguista si sfondano limiti che nessuno aveva mai avuto il coraggio di superare, e penso che sintetizzarlo con alcuni numeri precisi, che diano perfettamente l'idea di ciò di cui si parla, sia illuminante: in questa storia di guerra lottano QUATTRO Stati, ciascuno diviso in due gruppi (idealmente uno moderato e l'altro bellicoso, a seconda dei propri ideali) per un totale di OTTO fazioni. Nel corso dell'avventura, quindi, in cui Bellri e il gruppo piratesco dell'astronave Megafauna viaggiano nello spazio alla scoperta dei segreti di Venus Globe, dei piani della Reconguista di Towasanga e di quelli oscuri di Cumpa Rusita (capo dell'esercito di Capital), avremo modo di seguire le macchinazioni politiche e militari di ben otto parti in causa. Ognuna appare di punto in bianco con poca presentazione (sta a noi dare un senso a tutto ascoltando i dialoghi-chiave, no?), si allea con un'altra per perseguire i propri scopi e poi è pronta ad abbandonarla dopo aver cambiato idea, per intrecciare i rapporti con la prossima e combattere con quelli che erano i precedenti amici. In questo modo, nel corso della trama, quasi tutte le parti in gioco si alleeranno e riaffronteranno con tutte le altre almeno una volta, a seconda di come gira il vento, in quello che si rivelerà un grottesco, incomprensibile "tutti contro tutti", tant'è che non saranno poche le volte in cui vedremo personaggi fondamentali della vicenda arricchire l'equipaggio della nave che era loro nemica fino a 20 minuti prima, salvo tornare sui propri passi magari la puntata dopo, in una eterna ragnatela di collaborazioni fulminee che si sciolgono come neve al sole, nate per mandare avanti una trama caoticissima che a un certo punto - non scherzo, sono amaramente serio - fa dimenticare gli scopi per cui parecchi di loro combattono, contribuendo alla sensazione di smarrimento e di essere sballottati ovunque da una sceneggiatura schizofrenica che impedisce di immedesimarsi con chiunque. Ironia finale? La serie è impostata fin dal principio per essere così breve, per fare fronte alla salute e all'età avanzata del regista (che pure ammette che se avesse avuto più forze, l'avrebbe fatta da 50)4: i suoi 26 episodi non sono, quindi, certo frutto di bassi ascolti che hanno portato, come in passato, a un accorciamento di puntate.


Raccontare bene le vicende e le motivazioni di così tanti personaggi e fazioni in così poco spazio è impresa semplicemente impossibile, e quel che è peggio è che ai problemi già discussi bisogna aggiungerne anche altri, sempre più grossi. Vogliamo parlare dell'enormità di Mobile Suit sempre più potenti che continuano ad apparire dal nulla, il cui possesso è dato a intendere o affidato a una frasetta buttata lì? Nelle fasi finali c'è da ridere per l'imbarazzante quantità di unità robotiche mai viste prima e che sono usate nelle battaglie conclusive. Vogliamo parlare dello sterminato numero di terminologie tecnologiche che servono non sempre a capire la storia, ma anche solo a identificare le fazioni in campo e i loro rapporti (le numerosissime astronavi che trasportano i gruppi di personaggi, alcune dal nome impronunciabile)? Del sadismo di voler complicare ancora più le cose inserendo doppiogiochisti e traditori nei vari gruppi? Delle milioni di cose proprio MAI DETTE e lasciate al solo intuito, che da un momento all'altro rendono nemici mortali personaggi che prima erano amici o che - ridicolo anche solo scriverlo - cambiano completamente personalità ad alcuni attori, in base a processi mentali a volte accennati e a volte neanche quello? Poi vengono le mazzate finali: il setting politico, enorme e onnipresente, a cui danno forma sempre più precisa eterni scambi dialogici, allo stato pratico non serve quasi a nulla (che ripercussioni hanno tutte queste informazioni da apprendere? I Kuntala? Gondowan? La bizzarra forma della Crescent Ship e della Kashiba Mikoshi al suo interno? Zero assoluto); complica solo, e tanto, la comprensione di un intreccio che, di per sé e senza tutti quei gruppi, sarebbe anche abbastanza lineare, ma così "nascosto" rimane indecifrabile. L'enorme cast, poi, è semplicemente fuori luogo dato che molti dei suoi elementi sono comprimari del tutto trascurabili, messi lì solo per alimentare le battaglie o accrescere il caos mentale (compresi quelli in primissimo piano, anzi specialmente proprio quelli, tra i quali vale la pena citare i più vistosi e al contempo futili in assoluto, Raraiya Monday e Aida Surugan, praticamente quasi dei co-protagonisti visto che hanno lo stesso screentime di Bellri e dividono la scena con lui, eppure con qualche minimo accorgimento si potrebbe raccontare la trama rinunciando a loro in toto!).

Il regista, insomma, infarcisce la narrazione di attori inutili nella trama che parlano tantissimo, tanto da morire, aggiungendo di episodio in episodio tonnellate di dialoghi dalla non facile comprensione (racchiuse in frasi-chiave dette una sola volta, come al solito per il buon vecchio Tomino!), stracolmi di informazioni fondamentali per cogliere nella sua interezza un monolitico setting che alla fine pure non è necessario conoscere, che anzi non serve quasi a niente. Semplicemente terrificante (viene quasi da piangere sangue e applaudire il regista, che in effetti qualche anno prima profetizzava "non creerò mai un lavoro in cui si capirà la storia ascoltando i dialoghi"!5). Questi attori, inevitabilmente, plasmati sui soliti stereotipi-archetipi gundamici che ormai conoscono anche i sassi, sono tutti algidi e freddissimi e non ve ne è uno che ispiri un minimo di empatia o interesse visto che semplicemente non c'è tempo di dare loro colore con così tanta carne al fuoco da gestire. As usual, poi, i loro comportamenti e le loro reazioni psicologiche sono surreali e sopra le righe, anche perché loro per primi, come lo spettatore, sono in balia degli eventi, sballottati da una parte all'altra in una guerra semi-incomprensibile di cui non capiscono niente, quindi spesso e volentieri sembrano andare per i fatti loro o seguire a caso un disegno divino che non tiene conto di un'adeguata analisi comportamentale (sconvolgente la "reazione" di un tale personaggio nell'apprendere di un certo legame familiare con la persona di cui era fino a poco prima innamorato!). C'è da domandarselo? Ovvio che chi seguirà fino in fondo Reconguista non lo farà mai in quanto intrigato dalla storia: è impossibile trovare piacevole l'anime, visto che richiede un'attività mentale impegnativa (quasi da mal di testa!) e addirittura superiore alle prove del già citato Ikuhara per potersi destreggiare in quell'inarrestabile flusso di informazioni che spezzetta le battaglie, attività che non trova un'adeguata retribuzione visto il pathos inesistente del racconto. È più onesto dire che il motivo per guardare Reconguista è giusto per il gusto della sfida, di riuscire a seguire il più possibile una serie così tristemente famigerata senza perdersi. I posteri forse condanneranno con inclemenza il lavoro, dandogli la colpa di essere la prima serie televisiva di un buon numero di episodi interamente scritta in solitario da Tomino, dal primo al ventiseiesimo episodio, da lui che non è affatto uno sceneggiatore professionista e si è sempre contraddistinto per script farragginosi e pieni di salti logici, ma è indubbio che, anche se sicuramente il "merito" di un simile caos spetta in primis alle sue limitate capacità, dubito si sarebbe potuto migliorare chissà quanto le cose con un altro al suo posto, tenendo per buona la complessità disumana della storia e il limitato numero di episodi a disposizione.

Spiace davvero che il testamento artistico del regista sia rappresentato (nello stesso anno in cui Hayao Miyazaki e Isao Takahata chiudono la loro carriera con due ottimi lungometraggi) da questo deludente Reconguista, che rimpiazza così l'ottimo ∀ Gundam come capitolo conclusivo dell'epopea tominiana, anche perché di elementi pregevoli, seppur oscurati dal caos, avrebbe anche da offrirne. Parte benissimo, con tre episodi eleganti che da soli annientano il precedente, superficiale Mobile Suit Gundam AGE (2011) rendendo addirittura interessante l'incipit; offre, come nelle ultime produzioni del regista e nonostante le atmosfere serie e i morti, una simpatica vena solare rappresentata da eyecatch esilaranti, ending "burlona", preview strafottente ("se non guardi il prossimo episodio non capirai niente della storia!"), Mobile Suit tra i più brutti e ridicoli di ogni tempo (compreso il Gundam protagonista dalle orecchie a coniglio!) e un un eroe insolitamente allegro e simpatico, perennemente di buon umore, lontano anni luce dai classici Tomino heroes cinici e introversi che odiano gli adulti (e anche dall'antipatica buffoneria di un Judau Ashta). In aggiunta, Tomino è anche geniale nel criticare l'Era Spaziale in un modo tale che certe considerazioni dei suoi personaggi assumono valenza meta-testuale verso la dubbia coerenza della linea temporale classica, data dall'eccessiva mungitura operata negli anni da Bandai (il finale pieno di comprensione e speranze pacifiste di Mobile Suit Gundam Unicorn, il cui OVA finale esce pochi mesi prima dell'inizio della serie, è praticamente ridicolizzato subito, quando si dice che in quell'epoca e fino alla fine l'uomo continuerà a ripetere gli stessi errori finendo quasi con l'autodistuggersi, decretando il totale fallimento dei Newtype). Il setting politico e tecnologico, anche se una sua buona metà non serve a nulla e rende solo più confusionario tutto, è estremamente interessante e ben sviluppato (aiutano ancora di più gli approfondimenti usciti su riviste di settore che invito a leggere6). Infine, tecnicamente bisognerebbe aprire un capitolo a parte: Reconguista, con le sue animazioni di livello mediamente elevato, mantenute per buona parte della sua durata (fantastici il primo e gli ultimi episodi), i colori caldi e saturissimi e il design enormemente espressivo e ispirato (e per nulla modaiolo) di Kenichi Yoshida, probabilmente il migliore mai uscito dal suo pennino (e pazienza se sprecato per un cast così freddo) e che riflette il suo entusiasmo di poter tornare a lavorare con Tomino dopo Overman King Gainer (2002), serie che ha adorato7, visivamente fa la sua porca figura. Quanto potenziale buttato! La storia, nel suo scheletro, non sarebbe poi affatto male (molto bella l'idea di più fazioni che si scannano per poter essere gli unici a godere delle straordinarie tecnologie di un'epoca remota che noi appassionati di Gundam conosciamo bene, e non mancano neanche alcuni momenti memorabili come la battaglia spaziale "oceanica" di Venus Globe o lo scontro con il Mobile Armor Yggdrasill), ma sviluppata in modo così poco emozionale, così denso di informazioni superflue/confusionarie e con così tanti personaggi-ghiacciolo, è solo una delusione.


Tomino cosa dice? Prima, che il suo lavoro è rivolto ai figli (in età pre-scolare o adolescenti?) di chi ha visto il primissimo Mobile Suit Gundam (nonostante la serie sia trasmessa alle 2 di notte), e che il messaggio che vuole dare lo capiranno solo loro8. Fortemente influenzato dal Disastro di Fukushima nella creazione di Reconguista9, vuole sfruttare il medium del cartone animato per dire ai ragazzi che gli adulti non sono in grado di risolvere i problemi che essi stessi creano10, che le nuove generazioni sono le uniche che possono evitare di compiere gli stessi errori dei loro genitori11 (per questo neanche prova a rivolgersi a questi ultimi, non li ritiene proprio in grado di cambiare mentalità oltre i 30 anni), e che spera l'anime possa far riflettere loro sui problemi che li aspetteranno in futuro, quando dovranno fare i conti con la penuria di risorse energetiche12. Insomma, un aggiornamento degli elementi narrativi e filosofici del cortometraggio Ring of Gundam (2009), con idee assolutamente non di poco conto riprese, ancora una volta dopo ∀ Gundam, dal mai troppo criminalmente trascurato Blue Gale Xabungle del 1982 (praticamente quelle principali, ossia il pianeta arretrato e distrutto governato da un'unica fazione con l'ausilio di tecnologie del passato, la storia del tabù tecnologico da non infrangere mai che rievoca la "regola dei tre giorni" degli Innocent, e addirittura il setting è molto simile, con la civiltà "avanzata" che vive nello spazio). Il mecha designer Akira Yasuda aggiungerà pure, nei primissimi tempi di uscita della serie, che l'entusiasmo che vi profuso dentro Tomino è enorme, addirittura più che in ∀ Gundam13. Tuttavia, una decina di puntate (e settimane) dopo, Tomino ammette per la prima volta che non ha saputo cogliere i problemi di script perché non ha voluto leggere i commenti degli spettatori (temeva di non essere più in grado di lavorare serenamente se teneva conto dei gusti delle persone14). Poi, si rimangerà tutto dicendo che è soddisfatto del risultato e che ha saputo (!) di bambini delle elementari che hanno capito bene la storia (!!)15. E poi cos'altro? Verso le fasi conclusive della storia, accetterà il fatto che Reconguista non lo ha capito quasi nessuno e si scuserà del risultato16, aggiungendo che ha subito perso interesse per uno dei personaggi principali (e questo ha avuto ripercussioni sul suo "impegno" nella sceneggiatura) sin dalle primissime fasi, per colpa di dissapori con il resto dello staff sul fatto che quell'attore voleva mostrarlo andare a letto con una persona molto più adulta di lui17. Finita la serie, prima il regista sfotterà tutti per l'ennesima volta, ammettendo sfrontatamente che quasi tutte le cose incomprensibili sono tali perché così le ha volute18 e che bisogna focalizzarsi sulla trama più che sugli elementi di contorno (che rappresentano il 90% della storia), e infine, per concludere davvero in bellezza, colmo del colmo, rivelerà cinque mesi dopo la conclusione, scioccando davvero tutti (compreso il produttore,  Naohiro Ogata), che Reconguista è ambientato non prima di ∀ Gundam (come sempre scritto sul merchandise ufficiale e lasciato intendere fino a quel momento nell'anime), ma circa 500 anni dopo19. Che dire, Tomino prigioniero del suo personaggio eccentrico e provocatore fino alla fine, peccato che prese in giro di tale portata si confacciano maggiormente a serie riuscite che a progetti così ambiziosi e così deludenti come Reconguista. Purtroppo è andata così, e dubito altamente, per quanto ne dicano lui e Urobuchi, che la sensazione di caos e smarrimento sia una provocazione artisticamente voluta per spiegare ai bambini che non bisogna fidarsi delle guerre e dei disastri provocati dagli adulti, interessati a creare altri problemi ancora invece di cercare soluzioni concrete.

Si può solo sperare che l'annunciato film riassuntivo che Tomino girerà sulla serie riuscirà nel miracolo, quasi impossibile, di eliminare tutto ciò che c'è di inutile nella vicenda (mezzo cast, quasi tutto l'apparato politico e tecnologico, svariate fazioni in guerra), preservando il soggetto che, preso a sé, duro e puro, avrebbe anche qualcosa da dire. Si può quantomeno sperare in un qualche supporto da parte di Bandai, anche dal momento che, nonostante tutti i suoi macroscopici problemi, Reconguista non sarà affatto un flop commerciale: basso share dell'1.80%20, ma vendita di Gunpla non fallimentare (modesta sì21) e più che soddisfacenti vendite di DVD/BD22. Ci vogliamo credere?

Voto: 5,5 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam: The Origin (2015-2016; serie OVA)
Mobile Suit Gundam (1979-1980; TV)
Mobile Suit Gundam The Movie I (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie II: Soldati del dolore (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie III: Incontro nello spazio (1982; film)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO 2: The Gravity Front (2008-2009; serie OVA)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO: The Hidden One-Year War (2004; corti)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt (2015-2016; serie ONA)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt: December Sky (2016; film)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO: Apocalypse 0079 (2006; serie OVA)
Mobile Suit Gundam 0080: War in the Pocket (1989; serie OVA)
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)
Gundam Evolve../ 11 RB-79 Ball (2005; OVA)
Mobile Suit Gundam 0083: L'ultima scintilla di Zeon (1992; film)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Evolve../ 12 RMS-099 Rick Dias (2005; OVA)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam: Il contrattacco di Char (1988; film)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)
∀ Gundam I: Earth Light (2002; film)
∀ Gundam II: Moonlight Butterfly (2002; film)

SIDE-STORY
Gundam: Reconguista in G - From the Past to the Future (2016; corto)


FONTI
1 Sito web, "Anime News Network", alla pagina http://www.animenewsnetwork.com/interest/2014-10-22/toshio-okada-rips-apart-gundam-reconguista/.80151
2 Intervista a Gen Urobuchi pubblicata sulla rivista giapponese Type-Moon Ace n. 10 dell'agosto 2015, tradotta in inglese alla pagina http://pastebin.com/4R2a6SCn
3 Intervista a Yoshiyuki Tomino proveniente dal secondo DVD americano di "The Wings of Rean", trascritta su 4chan alla pagina http://boards.4chan.org/m/thread/14446408/the-wings-of-rean-tomino-interview-part-2
4 Due fonti. La prima del produttore Naohiro Ogata, in una serata di presentazione della serie con i suoi creatori, che si è svolta a Tokyo il 5 settembre 2014 ed è rissunata alla pagina web http://en.gundam.info/topics/white/36530 del sito ufficiale Gundam.Info. La seconda di Tomino, tratta da un'intervista concessa a Entermix e pubblicata in giapponese sul sito Yaraon (alla pagina http://yaraon.blog109.fc2.com/blog-entry-31447.html), i cui punti-chiave sono poi tradotti in inglese su 4chan (http://4archive.org/board/m/thread/12469483)
5 Vedere punto 3
6 Uno di essi: setting politico (http://www.pluschan.com/index.php?/topic/4115-gundam-reconguista-in-g-aka-tominos-counterattack/?p=316715), tradotto in italiano su Pluschan. A opera di un fan giapponese, invece, l'utilissima mappa delle alleanze e dei rapporti tra le forze in campo (https://i.imgur.com/UbN6qNE.png, rintracciabile nella sua pagina ufficiale http://www.pixiv.net/member.php?id=1375536). Ringrazio l'utente Bunshichi per quest'ultima
7 Servizio su Reconguista (comprensivo di interviste a Tomino e a Kenichi Yoshida) andato in onda sulla TV francese Nolife, riassunto in inglese alla pagina https://nekketsunikki.wordpress.com/2015/08/16/nolifes-tomino-and-yoshida-g-reco-interview/
8 Presentazione ufficiale della serie, tradotta in inglese sul blog Kitakubo.http://www.kitakubu.co/2014/03/tomino-reconguista-is-not-for-the-uc-fans-but-for-children/. Confermato da un'intervista della rivista Spa! a Tomino riassunta in inglese alla pagina web http://en.rocketnews24.com/2014/08/29/gundam-creator-isnt-making-his-new-tv-series-for-you-doesnt-care-if-you-dont-like-it/
9 Pagina web, http://en.rocketnews24.com/2014/08/29/gundam-creator-isnt-making-his-new-tv-series-for-you-doesnt-care-if-you-dont-like-it/
10 Come sopra
11 Intervista a Tomino risalente alla Gundam Exhibition del 2014, tradotta in inglese alla pagina http://pastebin.com/N4LhzhFY
12 Vedere punto 9
13 Vedere il primo link del punto 4
14 Sito web, "Anime News Network", alla pagina http://www.animenewsnetwork.com/interest/2014-11-27/gundam-yoshiyuki-tomino-shares-thoughts-on-working-with-attack-on-titan-tetsuro-araki/.81398
15 Serata in compagnia dei creatori della serie, svoltasi il 28 dicembre 2014. Riassunta in inglese alla pagina http://en.gundam.info/topics/white/40513
16 Intervista a Yoshiyuki Tomino pubblicata sul Perfect Pack Book uscito in allegato a Gundam ACE di aprile 2015, pubblicata sul sito giapponese Yaraon e tradotta in inglese su Anime News Network alla pagina http://www.animenewsnetwork.com/interest/2015-04-24/yoshiyuki-tomino-admits-story-problems-in-gundam-reconguista/.87449
17 Altra intervista a Tomino riportata su Yaraon e tradotta in italiano su Pluschan alla pagina http://www.pluschan.com/index.php?/topic/4115-gundam-reconguista-in-g-aka-tominos-counterattack/?p=341641
18 Sessione di domande e risposte a Tomino trascritte e pubblicate sulla pagina web (giapponese) http://gundamcafe.blog.fc2.com/blog-entry-1885.html. La traduzione di alcune è pubblicata su Pluschan alla pagina http://www.pluschan.com/index.php?/topic/4115-gundam-reconguista-in-g-aka-tominos-counterattack/?p=344967. Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit) sulla stessa pagina di Pluschan scrive: "Ho cominciato a leggerle un po', ma non serve arrivare fino in fondo. Reconguista è trolling di alto livello. Ci sono un sacco di domande sul contesto della storia (e perché Ameria fa questo, e perché Cumpa fa quello), e le risposte di Tomino sono tutte sul tenore 'ma che ne so?' "
19 Conversazione tra Tomino e Naohiro Nagata avvenuta in un Gundam Cafè il 27 agosto 2015, riassunta in inglese alla pagina https://nekketsunikki.wordpress.com/2015/08/27/tomino-said-g-reco-takes-place-around-500-years-after-turn-a/
20 Pubblicato in un post nel forum Pluschan (http://www.pluschan.com/index.php?/topic/3610-mobile-suit-gundam-the-origin-the-animation/?p=373888). La fonte è sconosciuta ma il dato è piuttosto attendibile, visto che tutti gli altri share pubblicati insieme a lui (delle altre serie gundamiche) sono tutti veri, ufficiali e ben conosciuti e letti altrove
21 Consulenza di Garion-Oh
22 Come sopra

lunedì 25 luglio 2016

Recensione: Mobile Suit Gundam Thunderbolt - December Sky

MOBILE SUIT GUNDAM THUNDERBOLT: DECEMEBER SKY
Titolo originale: Kidō Senshi Gundam Thunderbolt - December Sky
Regia: Kou Matsuo
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Yasuo Ohtagaki)
Sceneggiatura: Kou Matsuo
Character Design: Hirotoshi Takaya
Mechanical Design: Hajime Katoki, Morifumi Naka, Seiichi Nakatani
Musiche: Naruyoshi Kikuchi
Studio: Sunrise
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 69 min. circa)
Anno di uscita: 2016
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Dynit



Era Spaziale, dicembre 0079. La Guerra Di Un Anno si combatte ovunque, anche nell'oscuro settore spaziale Thunderbolt dall'alto valore strategico, invaso dai detriti fluttuanti di Side 4 e attraversato da perturbazioni atmosferiche. In esso si affrontano due straordinari piloti di Mobile Suit: il federale Io Fleming e il cecchino zeoniano Daryl Lorenz, entrambi letali e pericolosissimi. La loro rivalità e l'eccezionale bravura li porteranno a guidare modelli sperimentali del Gundam e dello Zaku tra i più formidabili si siano mai visti...

Più passa il tempo, e più studi d'animazione e produttori si ingegnano nell'inventare nuovi modi di spremere il portafoglio dei fan, rilasciando un numero crescente e (apparentemente) inesauribile di prodotti collaterali di serie di successo che tentano di rivendere la stessa minestra a prezzo pieno. Sunrise non è la prima e non sarà certo l'ultima a perpetrare certe queste discutibilissime operazioni commerciali, ma è indubbio che è da una vita che ha legato grandemente il suo nome non solo a produzioni animate prestigiose ma anche a infinite mungiture imbarazzanti, segnalandosi come uno dei più prestigiosi "volponi" della Storia in questo campo. Anche volendo evitare di parlare (e non si sa per quale ragione bisognerebbe andarci teneri) dei suoi filmoni cinematografici riassuntivi e delle sue Special Edition che sintetizzavano serie TV od OVA con un po' di animazione inedita, addirittura risalenti agli anni '80, prodotte ossessivamente fino ad oggi e che alla fine hanno riguardato quasi ogni serie di Gundam, non si può non guardare oggi con una punta di imbarazzo nuove frontiere di merchandising "selvaggio" come i due Mobile Suit Gundam SEED e SEED Destiny HD Remaster, ritrasmissioni in alta definizione (e video croppato) delle due serie televisive del 2002 e del 2004, con fotogrammi qua e là ridisegnati e qualche minimale aggiunta di animazione (ma visto che sono praticamente la stessa identica cosa dell'originale, trovo inutile anche solo pensare di commentarli o definirli una cosa a parte); oppure si può parlare del caso in questione, di questo Mobile Suit Gundam Thunderbolt - December Sky, che fa il paio con Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096, trasmesso in contemporanea in televisione: le opere originali non sono riassunte, ma banalmente "spalmate" tali e quali su un diverso formato animato, rispettivamente per creare un film da mandare in alcuni cinema e una serie televisiva. Extra quasi inesistenti, guadagni (buonissimi, circa 25.000 copie di DVD/BD1) e nuova popolarità sicuri. Avvilente.

Ritengo inutile rianalizzare anche in questa occasione il "fenomeno" di Gundam Thunderbolt (2012), manga orribile dalle grandi vendite in Giappone, il cui primo arco narrativo è trasposto a regola d'arte (per quello che può servire) nella omonima miniserie web del 2015: i motivi del perché l'esistenza di una tale storia sia a mio parere inaccettabile nel mondo di Yoshiyuki Tomino sono ben noti e posso solo invitare a rileggere la relativa recensione. In questa, commento solo questo "film", e il risultato, per ovvie ragioni, non può che essere identico visto che parliamo della stessa identica produzione, solo trasmessa nei cinema. Le differenze vertono solamente sui contenuti aggiuntivi che fanno di December Sky, a leggere la presentazione ufficiale2, una Director's Cut (che termine altisonante!) con animazione inedita. Che presa in giro!


Non ignoro il fatto che Gundam Thunderbolt nasceva fin dalle intenzioni come un lungometraggio da mandare ai cinema in caso di successo degli ONA, ma il confine tra sensate ambizioni "artistiche" (per quanto possano adattarsi a questa storia insulsa) e "truffa" è ampiamente superato in questo caso, sconfinando con irruenza nella seconda area. Le citate sequenze inedite - che dovrebbero giustificare l'operazione trasformando 4 episodi da un quarto d'ora l'uno in un vero film - si riducono al rango di appena 4 minuti totali. Il combattimento "finale" (tra virgolette perché nel fumetto originale ce ne saranno ovviamente ancora) tra Io e Daryl, visto nella puntata 4, si allunga  di 60 secondi scarsi, e nei 120 conclusivi abbiamo un epilogo che mostra, in modo veloce e affrettato (condensando in così poco tempo quasi metà del volume 4 del manga!), senza dialoghi e mentre scorrono i titoli di coda, qual è il destino dei sopravvissuti federali e la battaglia finale della Guerra Di Un Anno, in modo da collegare la storia al finale di Mobile Suit Gundam (1979) e creare i presupposti per il salto temporale che avverrà dopo nella trama del fumetto. Dopo i titoli di coda troviamo infine una sequenza di circa mezzo minuto che fa da preludio agli sviluppi narrativi successivi che vedremo nell'annunciata seconda stagione animata di Gundam Thunderbolt (gli usi futuri che faranno i zeoniani della tecnologia Psycommu sviluppata nel settore Thunderbolt). È questo il significato di "lungometraggio" per Sunrise? La riproposizione di tale e quale di un'oretta scarsa di personaggi emo, drammoni e fighetterie musicali à la Cowboy Bebop (1998) con quasi zero aggiunte inedite e un finale volutamente incompleto a favore di futuro proseguimento di trasposizione che potrebbe anche concludersi in modo tronco? Ogni altro commento (ad esempio la domanda sul perché la nostrana Dynit abbia preso i diritti proprio di questa robetta indegna) è superfluo.

Voto: 5 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam: The Origin (2015-2016; serie OVA)
Mobile Suit Gundam (1979; serie TV)

SEQUEL
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)
Gundam Evolve../ 11 RB-79 Ball (2005; OVA)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)
∀ Gundam II: Moonlight Butterfly (2002; film)
Gundam: Reconguista in G (2014-2015; TV)
Gundam: Reconguista in G - From the Past to the Future (2016; corto)


FONTI
1 Dati di vendita degli incassi DVD/BD pubblicati sulla pagina web http://www.animeclick.it/news/57955-blu-ray-e-dvd-anime-la-classifica-in-giappone-al-2182016
2 Sito web, "Crunchyroll", pagina http://www.crunchyroll.com/anime-news/2016/04/21-1/gundam-thunderbolt-directors-cut-edition-to-get-theatrical-screenings-on-june-25

lunedì 20 giugno 2016

Recensione: Oni - Carne e acciaio

ONI: CARNE E ACCIAIO
Titolo originale: Daimajū Gekitō - Hagane no Oni
Regia: Toshiki Hirano
Soggetto & sceneggiatura: Shou Aikawa
Character Design: Naoyuki Onda
Mechanical Design: Koichi Ohata
Musiche: Masahiro Kasazaki
Studio: AIC
Formato: OVA (durata 56 min. circa)
Anno di uscita: 1987
Disponibilità: edizione italiana in VHS a cura di Yamato Video


In un - allora - futuristico anno 1999, un team di scienziati militari scopre la misteriosa Particella di Malhuder, e, sfruttandola per creare ed equipaggiare un gigantesco satellite-laser, sperimenta quest'ultimo nell'isola di Kushini, finendo con l'aprire una breccia verso un'altra dimensione da cui esce una mostruosa creatura dormiente. Anni dopo, Takuya Gloose, ex soldato che ha abbandonato i ranghi proprio dopo quell'esperimento, torna alla sua vecchia base dietro una richiesta d'aiuto inviatagli dal suo vecchio commilitone Haruka Alford, anch'esso all'epoca legato al fatto. Al suo arrivo, però, Takuya scopre che il suo amico è estremamente cambiato...

Arrivato nei primi anni '90 in Italia per mezzo di Yamato Video, Il combattimento del gran demone bestiale: Oni d'acciaio (puerilmente ribattezzato Oni - Carne e acciaio dalla casa editrice milanese) rientra a pieno "merito" nella lunga, sterminata lista di quegli assurdi OVA Ottantini Made in AIC che hanno "addestrato" quei registi e animatori otaku che negli anni si sarebbero fatti un nome nell'ambiente. Parliamo della terza opera da regista del famigerato Toshiki Hirano, il genio che ha creato il folle Fight! Iczer-1 (1985) e il grandioso Dangaioh (1987), che in questo caso però firma il trittico rinunciando a lavorare sul fronte di disegni, animazioni e sceneggiature, preferendo delegare in toto le responsabilità ai suoi collaboratori, tutti provenienti dall'opera precedente. La discrepanza sarà ben vistosa: Oni gode di un design tutto sommato curato e abbastanza piacevole (Naoyuki Onda ricorda molto Hiroyuki Kitazume, appena salito alla ribalta con Mobile Suit Gundam ZZ, col suo tratto pulito e colorato dato da linee essenziali e geometriche), ma niente di davvero sfizioso o esaltante per cui valga la pena visionare l'opera in questione. Essa è ben lungi dal definirsi imperdibile, segnalandosi come un titolo sì guardabile, ma narrativamente flebile e tecnicamente lontanissimo da quella festa di colori, animazioni e scene trucide e sessuali che hanno contraddistinto, rendendoli così irresistibili e pazzoidi, i cult sopracitati. È facile perdonare gli OVA Eighties per le loro trame bislacche, inventate da staff che volevano proporre sperimentazioni visive e narrative che non si potevano mostrare in TV facendo dominare la scena alle arti tecniche e figurative,  ma se mancano queste ultime cosa rimane infine a queste produzioni? Giusto la storia, spesso approssimativa, confusionaria o mal scritta, e che in questo caso in particolare è semplicemente priva di interesse. Quasi una beffa pensare che Oni sia il primo lavoro in assoluto realizzato dallo staff originale designato per il progetto Daimajinga1 (che poi saltò, come sappiamo, evolvendo in Dangaioh, realizzato però anche con il contributo di altri artisti)!

Il risultato finale è un thriller/horror fantascientifico sui generis, senza inquietudine, senza violenza e senza erotismo, che racconta con stanchezza di come il freddo Takuya e la sua amichetta militare Lyse indaghino su un amico comune che sappiamo benissimo essere diventato un cattivone forse non di questo mondo. Nel corso delle investigazioni l'eroe scoprirà cos'è avvenuto in quel fatidico esperimento avvenuto tanto tempo fa, quant'è cinico il suo superiore senza scrupoli a capo della base (wow!) e quale problema ha Haruka: morirà qualcuno nel frattempo e ogni questione verrà infine risolta, negli ultimi dieci minuti, da un duello fra creature aliene/robottoni (dalle fattezze di Oni, da qui il titolo) inserito così giusto perché ci deve SEMPRE essere uno scontro tra mecha che distrugge lo scenario a furia di colpi e devastazioni, non importa se la cosa è così ridicola da sembrare posticcia, preceduta da 40 minuti che evocano tutt'altro genere di atmosfere. Quasi inutile confermare (come se ce ne fosse il bisogno, parlando di una storiellina di manco un'ora totale di durata) che ogni sviluppo della narrazione è ampiamente prevedibile e che gli attori sono insipidi e superficiali così come i rapporti che li legano, e queste cose ovviamente condannano l'opera a farsi ricordare come un horror statico e banale. Animazioni? Meno che modeste per quasi tutta la durata dell'OVA, salvo che nel combattivo finale dove perlomeno raggiungono i fasti di fluidità che ci si attende da colossi che si prendono a mazzate in una storia rivolta all'home video. Musiche? Synth martellanti ed evanescenti: quasi impossibile aspettarsi qualcosa di diverso o migliore, con l'aggravante di una insert song bruttissima nelle battute finali (l'involontariamente spassosa Burning Eyes, che accompagnata a un momento topico particolarmente tragico vorrebbe suonare seria e drammatica ma invece ne esce ridicola oltre ogni limite visto l'inglese maccheronico del cantante).


Si salva qualcosa? Poco, in verità. La vicenda scorre nella sua estrema insignificanza in modo tutto sommato onesto, senza brillare ma anche senza annoiare eccessivamente, e il chara come detto è abbastanza attraente. Il design dei due mostri finali poi (almeno questo!) è favoloso: Koichi Ohata crea due creature dalle intriganti fattezze demoniache, minacciose, corazzate e ricchi di dettagli (animati splendidamente), che giustamente faranno la gioia di chi ama commistioni organiche tra horror e robotico. Altro però non si può difendere di un'opera decisamente svogliata e priva di attrattiva che sarà presto condannata al totale oblio.

Voto: 5,5 su 10


FONTI
1 Wikipedia giapponese di "Daimajū Gekitō - Hagane no Oni". Ringrazio Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit) per la traduzione

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